Una panchina di legno, il fruscio delle foglie soffiate dal vento, Lei chiusa nel suo cappotto, le nostre mani che si univano, la mia mano che le sfiora il viso appena un attimo prima di avvicinarmi per baciarla, il suo dolce sorriso, in lontananza il rumore del mare agitato, il sole che fa capolino tra le nuvole, un raggio di sole improvvisamente le illumina il viso, un suo starnuto, un tavolino e una cioccolata calda al caffè Italia, e poi: baci dati, tanti tantissimi, improvvisi, inaspettati, e ancora carezze, sorrisi, risate, i sogni della casa che avremmo avuto un giorno sognando insieme un futuro mentre il fresco della sera ci avvolgeva e il sole scendeva tra le colline, il tramonto, le ore insieme che passavano sempre troppo velocemente e noi sempre “presi” da noi stessi, nient’altro esisteva in quei giorni se non noi due: attimi, piccoli momenti indimenticabili dei nostri pomeriggi insieme.
In una di quelle sere mentre eravamo in auto le si sfilò accidentalmente ma propiziamente un ciondolo che aveva al collo e che a me per la verità, non piaceva molto, “forse è venuto il tempo di cambiarlo” le dissi – e uscii dalla tasca interna della mia giacca un crocifisso in argento che avevo intenzione di regalarle proprio quella stessa sera ma non avevo trovato ancora il momento giusto per consegnarglielo - lo indossò subito- “E’ bellissimo, grazie!”, le brillavano gli occhi dalla contentezza ed ero felice anch’io per averle fatto un regalo così gradito.
Era bellissima con quel giubbino nero, la sua gonna di velluto grigio a righe, il maglioncino nero attillato, gli stivali di pelle nera e il crocifisso che le avevo regalato.
“Nella vita nulla è sicuro, tranne il mio Amore per Te, non ti lascerò mai”, le dissi stringendo le sue mani fra le mie e guardandola fisso negli occhi, volevo che si rendesse conto che non stavo bleffando ma che ero sinceramente innamorato di Lei.
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