martedì 20 aprile 2010

Il nuovo incontro

E finalmente la incontrai ancora: presi un’auto a noleggio e dopo il lavoro mi recai nella sua città. Ricordavo perfettamente la strada, le vie, il portone di casa sua, come se la volta precedente avessi registrato tutto nella mia mente.
Ci rincontrammo dunque un martedì di fine ottobre, l'aria era limpida ma fresca, Lei mi apparve forse più bella rispetto alla prima volta, aveva i capelli più mossi, un pantalone e un maglioncino nero aderente con un ampia scollatura dal quale si delineavano le forme sinuose del suo decoltè.
Questa volta ero in giacca e cravatta dato che dopo il lavoro non avevo avuto modo di cambiarmi prima di andare all'appuntamento. Mi imposi di mettere da parte tutte le mie elucubrazioni, tutti i giri di ragionamento, i dubbi, persino le mie vantate sicurezze e di essere il più naturale possibile.
Passeggiammo a lungo per le vie della città, mi sembrava più distaccata rispetto che al telefono, anche se sempre affabile, ma non mi arresi e mentre allungavamo insieme il passo le presi la mano, Lei accettò, si capiva che era evidentemente imbarazzata, fece qualche battuta allo yogurt, come suo solito, ma non era ancora abbastanza, sentivo di dovere di poter fare di più, ci tenevo molto a rifarmi rispetto alla prima volta e volevo che Lei mi vedesse sotto una luce diversa, ancora più intima, ancora più familiare.
Era come se quell'intimità che già c'era ancora non mi bastasse.
Prendemmo la macchina e dopo un breve giro ci fermammo in un parcheggio sul lungomare.
Mi sembrava a suo agio, così disponibile al dialogo, alla discussione, mentre io la guardavo non riuscendo quasi a credere che mi fosse davvero davanti; mi era mancata infinitamente, solo ora me ne rendevo conto toccando le sue mani e Lei me lo lasciava fare, capivo che anche per Lei era bello avermi lì.
La serata andò avanti a chiacchierare e ci fu spazio anche per qualche divertente risata provocata dalle mie battute, dagli esilaranti racconti sul mio lavoro e sulle scuse che mi ingegnavo a trovare parlando con qualche cliente per la nostra cronica inefficienza.
E quando Lei rideva mi sembrava di vedere il sole nei suoi occhi lucenti.
Ad un tratto le chiesi di avvicinarsi ancora di più, di sdraiarsi sulle mie gambe, permettendomi così di poterle accarezzare i capelli e il viso; acconsentì, eravamo vicinissimi. Era finalmente tra le mie braccia!
Sentivo il profumo della sua pelle, le sfiorai con la mano la fronte e l’attaccatura dei capelli, senza riflettere ne calcolare alcunché incominciai a darle dei piccoli bacetti tutto intorno al viso per poi puntare dritto alla sua bocca: desideravo un bacio lungo e sospirato, un bacio da tempo sopito e mai esternato, un bacio che le facesse assaporare sulle sue labbra l'immagine della mia immensa voglia di Lei.
Accostai le mie labbra sulle sue trovando però una minima resistenza: i suoi denti!
Mi morse delicatamente la lingua almeno un paio di volte fin quando finalmente rimosse anche quell’ultima barriera: fu un sollievo e allo stesso tempo un invito; da quel momento in poi non capii più nulla, disattivai la razionalità per attivare finalmente il mio istinto, la baciai lungamente sulla bocca e sul collo alzandole i capelli e allungando le mani lungo le sinuosità e le cavità del suo corpo ben fatto, mentre anche Lei si scioglieva pian piano e mi assecondava nelle mosse, nei movimenti, piegandosi ora da una parte, ora dall'altra rendendo il mio fare più semplice.
Avevo iniziato io, ma certamente Lei non aveva più voglia di smettere! Era bellissimo!
Avevo le sue braccia intorno al mio collo: si stava sciogliendo definitivamente.

Il buio, la penombra, tutto intorno a noi era perfetto, mentre una musica dolcissima in sottofondo si mescolò all’odore dei nostri corpi accaldati e diede complicità, aumentando la percezione degli altri sensi.

Eravamo immersi nel buio, in un buio però non totale, ma dal quale potevo intravedere la bellezza del suo corpo.
Le accarezzai il viso, i capelli, il collo, mentre Lei si scioglieva e pian piano si lasciò andare completamente.

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