Da qualche anno sono qui a Milano, altra tappa della mia vita, altro lavoro, altre responsabilità.
La mia giornata incomincia e finisce sulla metro che corre lungo i binari: da un lato e dall’altro della carrozza vedo scorrere un paesaggio sempre uguale fatto di case, palazzi, villette.
Tutti i giorni va in scena la quotidianità della mia vita: una casa da amministrare, le bollette da pagare, la rata dell’auto, il mutuo, la spesa da fare, il lavoro con i suoi ritmi, l’impegno e la fatica di essere ormai “arrivato”.
Trovo un posto libero, mi siedo e mille pensieri affollano la mia mente: penso che dentro ciascuno di noi convivano ancora i desideri e le aspirazioni di un bambino, m’immagino che in bilico tra finzione e realtà, le centinaia di persone che affollano la carrozza, tutte all’apparenza insofferenti con la propria frustrazione e il proprio desiderio di diversità, inseguano i propri sogni da realizzare.
E già… a volte la vita ti pone davanti ad un bivio: devi fare una scelta, devi “lasciarti andare” come un paracadutista che sia appresta a saltare poco prima del lancio. Ma la “paura” del vuoto, la paura subdola dell’incerto ti assale improvvisamente, ti blocca. Mesi di esercizio e sacrifici possono venir vanificati dalla paura di quel salto nel vuoto, da quel “salto nel buio” proprio come un treno che si infila in un tunnel.
Ma non c’è bisogno di indossare il paracadute, basta essere semplicemente uomini e donne alle prese con le nostre scelte quotidiane, piccole e grandi. Perché anche la quotidianità ti può chiedere o suggerire un lancio nel vuoto. Ma a volte ci si aggrappa stupidamente a ciò che si ha non tanto per soddisfazione quanto per timore di non sapere ciò che ci attende dietro l’angolo, dopo il buio di quel tunnel. Il dubbio amletico di non sapere cosa c’è dopo, lì dove la luce sembra non arrivare. Forse un sogno, un desiderio, un progetto di vita, una scossa fortissima e positiva da dare alla propria esistenza. Luci splendenti nel buio della noia; speranze da coltivare perché possano un giorno diventare realtà.
Eppure quanti sogni restano irrealizzati perché non si è stati capaci di affrontarli? Da lontano possono incutere paura o apparire poco credibili. Delle volte ci appaiono così entusiasmanti da intrigarci, sedurci fino al punto da farci sembrare tutto molto, troppo semplice. Altre volte ci sembrano delle montagne così insormontabili da farci affermare: “ma chi te lo fa fare?”.
Ma se si ha il coraggio di avvicinarsi ed affrontarli, se si ha il coraggio di entrare in quel dannato tunnel allora si possono misurare e perché no, sfidare fino alla vittoria. In fondo sono come le persone con le quali ci si confronta tutti i giorni: bisogna far sapere loro che valiamo sapendo di valere.
Dopo mezz’ora di viaggio mi appresto a scendere, mi chiudo nel mio cappotto, mi interrogo sui miei sogni e mi domando se la mia vita sia prima o dopo quel tunnel.
Il treno rallenta, guardo il sedile vuoto accanto a me e negli occhi ormai stanchi dopo una giornata di lavoro mi appare improvvisamente un tramonto lontano, il sole calante che tinge di rosso le onde di un mare amato.
Sulle sue rive non vi sono gallerie da attraversare né mondi tutti uguali tra i quali affannarsi di giorno in giorno; solo una figura di donna che cammina sulla battigia immaginando di sedere in quel posto vuoto su di un treno che corre lontano.
lunedì 15 novembre 2010
Ricordi sospesi nel tempo
Ci sono dei ricordi dei quali non ho parlato perché sono così belli, intensi e delicati per esser resi solo con le parole e anche perché qualsiasi parola potessi mai usare non riuscirebbe a rendere il calore e il sapore di quegli attimi.
Sono ricordi che terrò sempre e solo per me, nascosti in un angolino del mio cuore, perché solo il cuore li può custodire gelosamente, perché solo il cuore li ha vissuti, solo il cuore li può capire.
Sono i ricordi meno vivi e sfumati dal tempo che passa, forse perché sono quelli che fanno più male, quelli che riescono anche per un attimo a staccarti dalla realtà riportandoti indietro nel tempo.
Le nostre preghiere, le dichiarazioni d’Amore, i miei problemi di un rapporto consunto e in crisi, le gioie di quello che stava iniziando, il sapere “cosa fare”, ma non sapere assolutamente “come” e “quando” farlo, le promesse, i sogni, i batticuori, la forza di andare avanti giorno dopo giorno nonostante le difficoltà, nonostante la distanza, la voglia e il desiderio di Lei che si rinnovava ogniqualvolta ci vedevamo.
E ancora: un saluto lasciato a metà, un “arrivederci” che si è trasformato in “addio”, le speranze vane e poi le lacrime mischiate alla pioggia che cade, serate vuote riempite dai ricordi, notti insonni, notti senza più sogni.
Mi c’è voluto parecchio tempo per accettare la solitudine interiore che riempiva dolorosamente le mie giornate.
Ma alla fine sono riuscito pian piano a stare meglio grazie anche alla vicinanza virtuale ma discreta di amici e amiche conosciute su un forum che parlava d’Amore.
E così senza quasi accorgermene la mia vita ha ripreso il ritmo di sempre e il lavoro ad occupare gran parte delle mie giornate.
Sono ricordi che terrò sempre e solo per me, nascosti in un angolino del mio cuore, perché solo il cuore li può custodire gelosamente, perché solo il cuore li ha vissuti, solo il cuore li può capire.
Sono i ricordi meno vivi e sfumati dal tempo che passa, forse perché sono quelli che fanno più male, quelli che riescono anche per un attimo a staccarti dalla realtà riportandoti indietro nel tempo.
Le nostre preghiere, le dichiarazioni d’Amore, i miei problemi di un rapporto consunto e in crisi, le gioie di quello che stava iniziando, il sapere “cosa fare”, ma non sapere assolutamente “come” e “quando” farlo, le promesse, i sogni, i batticuori, la forza di andare avanti giorno dopo giorno nonostante le difficoltà, nonostante la distanza, la voglia e il desiderio di Lei che si rinnovava ogniqualvolta ci vedevamo.
E ancora: un saluto lasciato a metà, un “arrivederci” che si è trasformato in “addio”, le speranze vane e poi le lacrime mischiate alla pioggia che cade, serate vuote riempite dai ricordi, notti insonni, notti senza più sogni.
Mi c’è voluto parecchio tempo per accettare la solitudine interiore che riempiva dolorosamente le mie giornate.
Ma alla fine sono riuscito pian piano a stare meglio grazie anche alla vicinanza virtuale ma discreta di amici e amiche conosciute su un forum che parlava d’Amore.
E così senza quasi accorgermene la mia vita ha ripreso il ritmo di sempre e il lavoro ad occupare gran parte delle mie giornate.
Cento Pagine d'Amore
C’è voluta una gran forza d’animo e tanto “coraggio” interiore per scrivere la mia storia d’Amore per Lei.
Io che non avevo mai scritto nulla che non fosse una lettera, men che mai un libro o un racconto, io che avevo cercato in un primo tempo di rimuovere tutto il passato dalla mia mente.
Sapevo che ricordare, rituffarmi nel mio passato ancora una volta avrebbe potuto farmi soffrire, ma è ormai un soffrire sordo, adesso non fa più male come un tempo, come mi disse Lei un giorno: “il tempo è un meraviglioso cicatrizzante…” ne è valsa dunque la pena.
Ciò che mi resta di Lei oggi è principalmente nei ricordi di quei giorni, nei miei sogni, nel mio cuore oltre alle foto, ai piccoli regali, alle poesie.
Ho voluto fortemente scrivere questo che non è un racconto, un libro, ma semplicemente una testimonianza che l’Amore Vero c’è, esiste davvero: ci fa piangere, soffrire, dannare l’anima, ma vale la pena viverlo se ricambiato, se corrisposto allo stesso modo, in quel caso sì, vale proprio la pena!
Ho cercato, per quanto possibile, di trasporre in questa storia d’Amore tutta la Poesia che ci fu tra di noi, quella Poesia che c’era in ogni attimo in ogni nostro pensiero, dolcezza, gioia.....e perché no? Amarezza…
“Il tempo cura i lividi, difende dai pericoli di un Amore che Mai dimentica noi…”
(Il tempo tra di noi – Eros Ramazzotti)
Cento pagine di un libro non basterebbero a racchiudere questa storia, perché l’incanto e la magia di quei giorni vanno oltre il tempo, oltre lo spazio.
Non basterebbero neanche a dichiarare che le persone veramente importanti restano in noi anche quando non ci sono più nella nostra realtà, perché in fondo ci hanno arricchite di qualcosa di unico che nessun altro ci potrà mai dare.
“Il tempo non ha limiti, non passa per dividerci…”(Il tempo tra di noi – Eros Ramazzotti)
Cento pagine non basterebbero a dire che il “vero Amore” non è quello che si vive la prima volta intensamente e con trepidazione ma quello in cui ti accorgi di aver vissuto davvero qualcosa di unico e speciale, qualcosa di così bello da non saperlo neanche descrivere.
“E non trovo le parole per spiegarmelo perché quelli che si cercano poi si perdono…”
(Il tempo tra di noi – Eros Ramazzotti)
Di questa nostra storia resterà per sempre dentro di me il ricordo della ragazza meravigliosa, dolce, piena di attenzioni, assolutamente “unica e speciale” che è stata Lei negli anni che siamo stati insieme.
E la nostra storia è stata un’esperienza così bella, stupenda che se un giorno inventassero una macchina del tempo tornerei indietro solo per Lei per rivivere minuto dopo minuto la nostra storia non cancellando neanche un istante di ciò che abbiamo vissuto insieme.
“Come up to meet you, tell you I’m sorry
You don’t know how lovely you are.
I had to find you, tell you I need you
Tell you I set you apart.
Tell me you secrets and ask me your questions
Oh, let’s go back to the start…”
“Nobody said it was easy,
It’s such a shame for us to part,
Nobody said it was easy,
No one ever said it would be this hard
On take me back to the start.”(The Scientist – Coldplay)
In tutte le persone che ho incontrato e conosciuto “dopo” ho cercato qualcosa di Lei: della sua dolcezza, del suo calore, della sua spontaneità, del suo modo speciale di saper ascoltare e rassicurare, già sapevo che non era facile trovarne traccia nel prossimo, ma nessuna aveva tutte le sue qualità messe insieme.
Non sai mai qual è la ragazza ideale, la ragazza “giusta” finché non la incontri. Io l’avevo trovata!
Lo sapevo fin dall’inizio, oggi ne ho la certezza!
Io che non avevo mai scritto nulla che non fosse una lettera, men che mai un libro o un racconto, io che avevo cercato in un primo tempo di rimuovere tutto il passato dalla mia mente.
Sapevo che ricordare, rituffarmi nel mio passato ancora una volta avrebbe potuto farmi soffrire, ma è ormai un soffrire sordo, adesso non fa più male come un tempo, come mi disse Lei un giorno: “il tempo è un meraviglioso cicatrizzante…” ne è valsa dunque la pena.
Ciò che mi resta di Lei oggi è principalmente nei ricordi di quei giorni, nei miei sogni, nel mio cuore oltre alle foto, ai piccoli regali, alle poesie.
Ho voluto fortemente scrivere questo che non è un racconto, un libro, ma semplicemente una testimonianza che l’Amore Vero c’è, esiste davvero: ci fa piangere, soffrire, dannare l’anima, ma vale la pena viverlo se ricambiato, se corrisposto allo stesso modo, in quel caso sì, vale proprio la pena!
Ho cercato, per quanto possibile, di trasporre in questa storia d’Amore tutta la Poesia che ci fu tra di noi, quella Poesia che c’era in ogni attimo in ogni nostro pensiero, dolcezza, gioia.....e perché no? Amarezza…
“Il tempo cura i lividi, difende dai pericoli di un Amore che Mai dimentica noi…”
(Il tempo tra di noi – Eros Ramazzotti)
Cento pagine di un libro non basterebbero a racchiudere questa storia, perché l’incanto e la magia di quei giorni vanno oltre il tempo, oltre lo spazio.
Non basterebbero neanche a dichiarare che le persone veramente importanti restano in noi anche quando non ci sono più nella nostra realtà, perché in fondo ci hanno arricchite di qualcosa di unico che nessun altro ci potrà mai dare.
“Il tempo non ha limiti, non passa per dividerci…”(Il tempo tra di noi – Eros Ramazzotti)
Cento pagine non basterebbero a dire che il “vero Amore” non è quello che si vive la prima volta intensamente e con trepidazione ma quello in cui ti accorgi di aver vissuto davvero qualcosa di unico e speciale, qualcosa di così bello da non saperlo neanche descrivere.
“E non trovo le parole per spiegarmelo perché quelli che si cercano poi si perdono…”
(Il tempo tra di noi – Eros Ramazzotti)
Di questa nostra storia resterà per sempre dentro di me il ricordo della ragazza meravigliosa, dolce, piena di attenzioni, assolutamente “unica e speciale” che è stata Lei negli anni che siamo stati insieme.
E la nostra storia è stata un’esperienza così bella, stupenda che se un giorno inventassero una macchina del tempo tornerei indietro solo per Lei per rivivere minuto dopo minuto la nostra storia non cancellando neanche un istante di ciò che abbiamo vissuto insieme.
“Come up to meet you, tell you I’m sorry
You don’t know how lovely you are.
I had to find you, tell you I need you
Tell you I set you apart.
Tell me you secrets and ask me your questions
Oh, let’s go back to the start…”
“Nobody said it was easy,
It’s such a shame for us to part,
Nobody said it was easy,
No one ever said it would be this hard
On take me back to the start.”(The Scientist – Coldplay)
In tutte le persone che ho incontrato e conosciuto “dopo” ho cercato qualcosa di Lei: della sua dolcezza, del suo calore, della sua spontaneità, del suo modo speciale di saper ascoltare e rassicurare, già sapevo che non era facile trovarne traccia nel prossimo, ma nessuna aveva tutte le sue qualità messe insieme.
Non sai mai qual è la ragazza ideale, la ragazza “giusta” finché non la incontri. Io l’avevo trovata!
Lo sapevo fin dall’inizio, oggi ne ho la certezza!
mercoledì 16 giugno 2010
Quegli ultimi tre minuti...
Una mattina, un sabato mattina di qualche anno fa, mentre ero in dormiveglia in attesa di svegliarmi totalmente, ho fatto un sogno incredibilmente vivo e realistico per il tempo trascorso: come in un deja vu mi sono “ritrovato” proiettato all’indietro nel tempo e per qualche momento di nuovo nel piccolo aeroporto di Crotone:… io e lei nella hall in attesa dell’aereo che mi avrebbe portato via e questa volta per sempre… Il tempo di risentire sulla mia pelle il caldo di quella mattina di agosto del 2005, di ri-sentire qualcuno intorno a noi che parlava in calabrese (…è strano ma mi fa una “strana” ma bella sensazione anche adesso sentirlo parlare…), di assaporare la dolcezza di quei giorni, di quegli ultimi attimi con lei: noi due mano nella mano in attesa della mia partenza, in attesa della fine, ahimè…della nostra fine, poi l’annuncio dell’imbarco e del ritardo, tre minuti, solo tre minuti di ritardo… Quei minuti interminabili, un lungo caldo abbraccio, ancora una mia carezza, lei che prende la mia mano e ci appoggia sopra il suo viso, guardai l’orologio, avevo ancora due minuti prima di partire, due minuti per parlarle, per stringerla, per dirle quanto già mi mancava. Dentro di me un senso di trepidazione e un velo di tristezza, ma non dissi nulla, non volevo “caricare” ulteriormente di emozioni quel nostro (credevo) breve commiato. La voce “fredda” dell’annuncio, “Dai, è il momento di andare…” mi disse con un sorriso appena accennato sulle labbra, una malcelata malinconia, un ultimo (…già, l’ultimo…) bacio, presi il mio trolley e mi misi in fila per il controllo bagagli, ricordo che una ragazza mi passò accanto, mi sorrise e si mise in fila avanti a me, mentre io con lo sguardo mi giravo ancora verso di lei. Riguardai l’orologio…Un minuto, “caspita come corre il tempo…” pensai, ancora un minuto per un ultimo saluto, non poteva più sentirmi e allora mimai le parole come si fa con i sordomuti: “ Ci rivediamo tra qualche giorno…Ti Amo…” provai a dirle e le lanciai un bacio con un soffio sulla mano, lei mi fece un cenno di assenso con la testa e mi rispose: “anch’io…” mi sorrise, chiamarono il volo… “Oddio, ci siamo …” le mie mani che incominciavano a sudare e una lacrima che scivola giù dal mio viso…la osservo un’ultima volta, fin dove posso, fin dove arriva il mio sguardo…non l’ho mai più rivista se non nei miei sogni, nei miei ricordi…
Un anno dopo…senza Lei!
Nel primo anno dopo la nostra separazione non era necessario chiudere gli occhi per rivederla.
Bastava solo desiderare di creare quel ponte invisibile che plasma un contatto tra mente e cuore, tra ricordi e sensazioni.
Era questione di un attimo!
Come se si spegnesse il contatto con la realtà, ciò che mi circondava improvvisamente svaniva e mi ritrovavo di nuovo lì, in quel dato momento, in quel dato luogo che stavo immaginando e con Lei accanto…
All’inizio erano solo istantanee di attimi vissuti insieme, flashback che il cuore aveva fermato, immortalato, subito dopo quelle immagini diventavano vive animandosi e muovendosi.
Potevo sentire di nuovo il calore del sole della Calabria che mi batteva addosso, sentire il rumore del mare, la sabbia rovente sotto i piedi, potevo vedere lei accanto a me sotto l’ombrellone mentre parlavamo di me, di noi, della nostra vita, a ridere insieme e sentire ancora una volta quel legame inspiegabile che c’era tra noi nonostante tutto, nonostante la distanza che spesso ci separava.
Poi bastava poco, un rumore, una voce che mi chiamava e quelle immagini così belle, intense e fragili nello stesso tempo, svanivano.
E allora mi accorgevo di esser tornato alla realtà, che Lei non era più con me, che era trascorso un anno, un anno senza Lei!
E solo in quel momento mi rendevo conto che mentre ero immerso in quei ricordi avevo pianto, me ne accorgevo dal sapore amaro e salato delle mie lacrime, altre volte dalla sensazione di naso chiuso.
“il mio pensiero vola verso Te
Per raggiungere le immagini
Scolpite ormai nella coscienza
Come indelebili emozioni
Che non posso più scordare
E il pensiero andrà a cercare
Tutte le volte che ti sentirò distante
Tutte le volte che ti vorrei parlare
Per dirti ancora
Che sei solo Tu la cosa
Che per me è importante…”
(Tiromancino – Per me è importante)
Bastava solo desiderare di creare quel ponte invisibile che plasma un contatto tra mente e cuore, tra ricordi e sensazioni.
Era questione di un attimo!
Come se si spegnesse il contatto con la realtà, ciò che mi circondava improvvisamente svaniva e mi ritrovavo di nuovo lì, in quel dato momento, in quel dato luogo che stavo immaginando e con Lei accanto…
All’inizio erano solo istantanee di attimi vissuti insieme, flashback che il cuore aveva fermato, immortalato, subito dopo quelle immagini diventavano vive animandosi e muovendosi.
Potevo sentire di nuovo il calore del sole della Calabria che mi batteva addosso, sentire il rumore del mare, la sabbia rovente sotto i piedi, potevo vedere lei accanto a me sotto l’ombrellone mentre parlavamo di me, di noi, della nostra vita, a ridere insieme e sentire ancora una volta quel legame inspiegabile che c’era tra noi nonostante tutto, nonostante la distanza che spesso ci separava.
Poi bastava poco, un rumore, una voce che mi chiamava e quelle immagini così belle, intense e fragili nello stesso tempo, svanivano.
E allora mi accorgevo di esser tornato alla realtà, che Lei non era più con me, che era trascorso un anno, un anno senza Lei!
E solo in quel momento mi rendevo conto che mentre ero immerso in quei ricordi avevo pianto, me ne accorgevo dal sapore amaro e salato delle mie lacrime, altre volte dalla sensazione di naso chiuso.
“il mio pensiero vola verso Te
Per raggiungere le immagini
Scolpite ormai nella coscienza
Come indelebili emozioni
Che non posso più scordare
E il pensiero andrà a cercare
Tutte le volte che ti sentirò distante
Tutte le volte che ti vorrei parlare
Per dirti ancora
Che sei solo Tu la cosa
Che per me è importante…”
(Tiromancino – Per me è importante)
La rivedo nel sogno
Dopo parecchio tempo che non avveniva, una notte la rivedo nel mio sogno.
Eravamo nella sua casa di Isola, era una casa circondata dal verde su una collina che dominava un mare e un cielo azzurrissimi.
I colori del sogno erano saturi, ma i suoi contorni sfumati come quelli di un quadro, la scena era bella al limite del reale.
Una manciata di sensazioni, di profumi e di colori tutte talmente vivide e intense da far male.
Ballavamo abbracciati proprio come abbiamo fatto una volta, l’ultima volta che eravamo insieme.
In sottofondo la nostra canzone: Feel
“Questa canzone la dedico a Te Amore mio”, le dico nel sogno:
“Come and hold my hand
I wanna contact the living
Not sure I understand
This role I've been given…”
Mi sorride, annuisce, appoggia la sua testa sulla mia spalla e mi stringe ancora più forte…un velo di lacrime mi annebbia la vista…
I just wanna feel
Real love fill the home that I live in
'Cause I got too much life
Running through my veins
Going to waste
And I need to feel
Real love and the love ever after
I cannot get enough ..
Voglio solo provare
Il vero Amore riempire la casa in cui vivo
Perché io ho troppa vita
Che scorre nelle mie vene
Che va perdendosi
E ho bisogno di provare
Il vero Amore e tutto l'Amore che vien dopo
Non riesco a prenderne abbastanza
Era davvero così, avevo provato cosa voleva dire “vero Amore” e non volevo perderla.
Lei era lì con me: potevo stringerla, baciarla, abbracciarla, sentire ancora una volta il profumo della sua pelle.
Rivedere nel sogno quella casa mi fece sentire ancora vicino a Lei, come se non fossimo poi così lontani, come se il tempo non fosse mai passato, come se non ci fossimo mai lasciati.
Potevo sentire ancora la sua mano sulla mia e mi sentivo felice, sereno.
Eravamo nella sua casa di Isola, era una casa circondata dal verde su una collina che dominava un mare e un cielo azzurrissimi.
I colori del sogno erano saturi, ma i suoi contorni sfumati come quelli di un quadro, la scena era bella al limite del reale.
Una manciata di sensazioni, di profumi e di colori tutte talmente vivide e intense da far male.
Ballavamo abbracciati proprio come abbiamo fatto una volta, l’ultima volta che eravamo insieme.
In sottofondo la nostra canzone: Feel
“Questa canzone la dedico a Te Amore mio”, le dico nel sogno:
“Come and hold my hand
I wanna contact the living
Not sure I understand
This role I've been given…”
Mi sorride, annuisce, appoggia la sua testa sulla mia spalla e mi stringe ancora più forte…un velo di lacrime mi annebbia la vista…
I just wanna feel
Real love fill the home that I live in
'Cause I got too much life
Running through my veins
Going to waste
And I need to feel
Real love and the love ever after
I cannot get enough ..
Voglio solo provare
Il vero Amore riempire la casa in cui vivo
Perché io ho troppa vita
Che scorre nelle mie vene
Che va perdendosi
E ho bisogno di provare
Il vero Amore e tutto l'Amore che vien dopo
Non riesco a prenderne abbastanza
Era davvero così, avevo provato cosa voleva dire “vero Amore” e non volevo perderla.
Lei era lì con me: potevo stringerla, baciarla, abbracciarla, sentire ancora una volta il profumo della sua pelle.
Rivedere nel sogno quella casa mi fece sentire ancora vicino a Lei, come se non fossimo poi così lontani, come se il tempo non fosse mai passato, come se non ci fossimo mai lasciati.
Potevo sentire ancora la sua mano sulla mia e mi sentivo felice, sereno.
giovedì 3 giugno 2010
Quella notte in ospedale
Non era la prima volta che avevo difficoltà ad addormentarmi. Anche quella notte come in tante altre precedenti non riuscivo a prendere sonno, ma quella notte c’era qualcosa di diverso: forse erano i suoi ormai sporadici messaggi, forse qualche discussione tra noi, forse quel suo dirmi alla fine: ”non ci sarà mai più un futuro per noi, devi fartene una ragione…” come se ci fosse una ragione per chiudere la luce di un Amore…nel buio e nel silenzio i pensieri di lei affollavano la mia mente, avevo gli occhi sbarrati, improvvisamente cominciai a sudare freddo, un freddo che mi entrava fin dentro le ossa, battevo i denti, sentivo il cuore scoppiarmi dentro, “tra un po’ mi passerà tutto…” dissi a me stesso cercando di autoconvincermi, ma niente, neanche il suo pensiero, i bei ricordi che mi aiutavano nei momenti di depressione servirono quella notte: il cuore correva sempre di più, guardai l’orologio: erano le 2.35, mi rivestii, presi l’auto e mi recai al pronto soccorso dell’ospedale più vicino.
Nella sala d’aspetto prima di me c’erano due persone: una signora che in preda a forti dolori addominali si contorceva sulla lettiga e un vecchietto che respirava a fatica e stava seduto su una poltroncina della sala al quale forse frettolosamente, come mi disse dopo, era stata diagnosticata un’ inizio di bronchite.
Quest’ultimo mi fissava intensamente, ma bonariamente, ad un tratto cercò di abbozzare un sorriso e con lo sguardo mi indicò un bicchiere colmo d’acqua su un tavolinetto, lo presi e glielo porsi, aiutandolo a bere.
Mi ringraziò con un cenno del capo, mi prese la mano, me la strinse: “come mai se qui anche tu?” mi chiese a bruciapelo.
“E’ una lunga storia, per me è un periodo difficile, non sto bene…” risposi, sentendomi però a disagio: i miei malanni non erano minimamente paragonabili a quelli delle persone che mi avevano preceduto!
“Se vuoi parlarmene, abbiamo tutta la notte davanti…” mi disse accennando un sorriso.
E cominciai…
Gli raccontai la mia storia, bella, sofferta piena d’Amore…e di amarezza.
Gli raccontai di come ci eravamo conosciuti, dei miei sentimenti che crescevano man mano ci sentivamo per telefono, gli narrai delle mie paure, delle mie esitazioni senza tralasciare nulla, fino all’inspiegabile epilogo.
Lui mi ascoltò in silenzio, i suoi occhi fissi nei miei, alla fine disse con un filo di voce una frase che mi rimase impressa: “Non so se lei tornerà indietro, ma di una cosa sono certo, tutto l’Amore che hai provato e che hai dato per Lei non te lo toglierà mai nessuno, resterà per sempre in Te…” indicando il mio cuore con la sua mano tremolante.
Era davvero così!
Tutto ciò che avevo provato, tutto ciò che avevo fatto per Lei sarebbero rimasti per sempre intatti! Il tempo, la mia vita stessa, niente avrebbe potuto cancellarli!
Questa dimensione di eterno data all’Amore mi commosse.
Il tempo avrebbe forse offuscato i ricordi, avrebbe forse smussato le emozioni, ma avevo Amato e quell’Amore così intenso, così puro non sarebbe andato perduto, perché tutto ciò che avevo fatto in nome dell’Amore per Lei ormai faceva parte di me indissolubilmente, Lei sarebbe rimasta in me come parte integrante della mia anima.
Stranamente e improvvisamente mi sentii subito meglio: mi era passata la tachicardia e il dolore nel petto.
Arrivò il mio turno, “vai, io resto qui ci vediamo appena termini…” mi disse quel signore, ma mi sentivo ormai fuori posto, non sentivo più quelle fitte al petto che mi avevano costretto a recarmi in ospedale.
Il medico di turno mi chiese dei miei sintomi, cercai di minimizzare, “forse è stanchezza, è un periodo un po’ duro al lavoro…, magari avrei bisogno di qualche giorno di ferie…” gli dissi cercando di ridendoci su, ma non convincendolo, tant’è che mi guardò con il fare di chi pensa: “ a me non la dai a bere…” mi misurò la pressione arteriosa, mi auscultò il cuore prescrivendomi alla fine dei farmaci per lo stress e per riposare.
Uscii dalla stanza del pronto soccorso confidando di rivedere quel signore ancora sulla poltroncina lì dove lo avevo lasciato, ma non c’era più, al suo posto due extracomunitari piuttosto alticci.
Chiesi all’infermiere nella guardiola di quel signore, alzò gli occhi, non mi rispose, ma mi guardò stralunato come se fissasse un extraterrestre.
Non ho mai più rivisto quell’uomo, ma lo ricordo ancora perfettamente: il viso smagrito, fronte alta, capelli radi sulle tempie, gli occhi scavati nelle orbite, un sorriso e un’espressione così rassicurante tanto da sembrarmi perfino familiare.
Nella sala d’aspetto prima di me c’erano due persone: una signora che in preda a forti dolori addominali si contorceva sulla lettiga e un vecchietto che respirava a fatica e stava seduto su una poltroncina della sala al quale forse frettolosamente, come mi disse dopo, era stata diagnosticata un’ inizio di bronchite.
Quest’ultimo mi fissava intensamente, ma bonariamente, ad un tratto cercò di abbozzare un sorriso e con lo sguardo mi indicò un bicchiere colmo d’acqua su un tavolinetto, lo presi e glielo porsi, aiutandolo a bere.
Mi ringraziò con un cenno del capo, mi prese la mano, me la strinse: “come mai se qui anche tu?” mi chiese a bruciapelo.
“E’ una lunga storia, per me è un periodo difficile, non sto bene…” risposi, sentendomi però a disagio: i miei malanni non erano minimamente paragonabili a quelli delle persone che mi avevano preceduto!
“Se vuoi parlarmene, abbiamo tutta la notte davanti…” mi disse accennando un sorriso.
E cominciai…
Gli raccontai la mia storia, bella, sofferta piena d’Amore…e di amarezza.
Gli raccontai di come ci eravamo conosciuti, dei miei sentimenti che crescevano man mano ci sentivamo per telefono, gli narrai delle mie paure, delle mie esitazioni senza tralasciare nulla, fino all’inspiegabile epilogo.
Lui mi ascoltò in silenzio, i suoi occhi fissi nei miei, alla fine disse con un filo di voce una frase che mi rimase impressa: “Non so se lei tornerà indietro, ma di una cosa sono certo, tutto l’Amore che hai provato e che hai dato per Lei non te lo toglierà mai nessuno, resterà per sempre in Te…” indicando il mio cuore con la sua mano tremolante.
Era davvero così!
Tutto ciò che avevo provato, tutto ciò che avevo fatto per Lei sarebbero rimasti per sempre intatti! Il tempo, la mia vita stessa, niente avrebbe potuto cancellarli!
Questa dimensione di eterno data all’Amore mi commosse.
Il tempo avrebbe forse offuscato i ricordi, avrebbe forse smussato le emozioni, ma avevo Amato e quell’Amore così intenso, così puro non sarebbe andato perduto, perché tutto ciò che avevo fatto in nome dell’Amore per Lei ormai faceva parte di me indissolubilmente, Lei sarebbe rimasta in me come parte integrante della mia anima.
Stranamente e improvvisamente mi sentii subito meglio: mi era passata la tachicardia e il dolore nel petto.
Arrivò il mio turno, “vai, io resto qui ci vediamo appena termini…” mi disse quel signore, ma mi sentivo ormai fuori posto, non sentivo più quelle fitte al petto che mi avevano costretto a recarmi in ospedale.
Il medico di turno mi chiese dei miei sintomi, cercai di minimizzare, “forse è stanchezza, è un periodo un po’ duro al lavoro…, magari avrei bisogno di qualche giorno di ferie…” gli dissi cercando di ridendoci su, ma non convincendolo, tant’è che mi guardò con il fare di chi pensa: “ a me non la dai a bere…” mi misurò la pressione arteriosa, mi auscultò il cuore prescrivendomi alla fine dei farmaci per lo stress e per riposare.
Uscii dalla stanza del pronto soccorso confidando di rivedere quel signore ancora sulla poltroncina lì dove lo avevo lasciato, ma non c’era più, al suo posto due extracomunitari piuttosto alticci.
Chiesi all’infermiere nella guardiola di quel signore, alzò gli occhi, non mi rispose, ma mi guardò stralunato come se fissasse un extraterrestre.
Non ho mai più rivisto quell’uomo, ma lo ricordo ancora perfettamente: il viso smagrito, fronte alta, capelli radi sulle tempie, gli occhi scavati nelle orbite, un sorriso e un’espressione così rassicurante tanto da sembrarmi perfino familiare.
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