Una mattina, un sabato mattina di qualche anno fa, mentre ero in dormiveglia in attesa di svegliarmi totalmente, ho fatto un sogno incredibilmente vivo e realistico per il tempo trascorso: come in un deja vu mi sono “ritrovato” proiettato all’indietro nel tempo e per qualche momento di nuovo nel piccolo aeroporto di Crotone:… io e lei nella hall in attesa dell’aereo che mi avrebbe portato via e questa volta per sempre… Il tempo di risentire sulla mia pelle il caldo di quella mattina di agosto del 2005, di ri-sentire qualcuno intorno a noi che parlava in calabrese (…è strano ma mi fa una “strana” ma bella sensazione anche adesso sentirlo parlare…), di assaporare la dolcezza di quei giorni, di quegli ultimi attimi con lei: noi due mano nella mano in attesa della mia partenza, in attesa della fine, ahimè…della nostra fine, poi l’annuncio dell’imbarco e del ritardo, tre minuti, solo tre minuti di ritardo… Quei minuti interminabili, un lungo caldo abbraccio, ancora una mia carezza, lei che prende la mia mano e ci appoggia sopra il suo viso, guardai l’orologio, avevo ancora due minuti prima di partire, due minuti per parlarle, per stringerla, per dirle quanto già mi mancava. Dentro di me un senso di trepidazione e un velo di tristezza, ma non dissi nulla, non volevo “caricare” ulteriormente di emozioni quel nostro (credevo) breve commiato. La voce “fredda” dell’annuncio, “Dai, è il momento di andare…” mi disse con un sorriso appena accennato sulle labbra, una malcelata malinconia, un ultimo (…già, l’ultimo…) bacio, presi il mio trolley e mi misi in fila per il controllo bagagli, ricordo che una ragazza mi passò accanto, mi sorrise e si mise in fila avanti a me, mentre io con lo sguardo mi giravo ancora verso di lei. Riguardai l’orologio…Un minuto, “caspita come corre il tempo…” pensai, ancora un minuto per un ultimo saluto, non poteva più sentirmi e allora mimai le parole come si fa con i sordomuti: “ Ci rivediamo tra qualche giorno…Ti Amo…” provai a dirle e le lanciai un bacio con un soffio sulla mano, lei mi fece un cenno di assenso con la testa e mi rispose: “anch’io…” mi sorrise, chiamarono il volo… “Oddio, ci siamo …” le mie mani che incominciavano a sudare e una lacrima che scivola giù dal mio viso…la osservo un’ultima volta, fin dove posso, fin dove arriva il mio sguardo…non l’ho mai più rivista se non nei miei sogni, nei miei ricordi…
mercoledì 16 giugno 2010
Un anno dopo…senza Lei!
Nel primo anno dopo la nostra separazione non era necessario chiudere gli occhi per rivederla.
Bastava solo desiderare di creare quel ponte invisibile che plasma un contatto tra mente e cuore, tra ricordi e sensazioni.
Era questione di un attimo!
Come se si spegnesse il contatto con la realtà, ciò che mi circondava improvvisamente svaniva e mi ritrovavo di nuovo lì, in quel dato momento, in quel dato luogo che stavo immaginando e con Lei accanto…
All’inizio erano solo istantanee di attimi vissuti insieme, flashback che il cuore aveva fermato, immortalato, subito dopo quelle immagini diventavano vive animandosi e muovendosi.
Potevo sentire di nuovo il calore del sole della Calabria che mi batteva addosso, sentire il rumore del mare, la sabbia rovente sotto i piedi, potevo vedere lei accanto a me sotto l’ombrellone mentre parlavamo di me, di noi, della nostra vita, a ridere insieme e sentire ancora una volta quel legame inspiegabile che c’era tra noi nonostante tutto, nonostante la distanza che spesso ci separava.
Poi bastava poco, un rumore, una voce che mi chiamava e quelle immagini così belle, intense e fragili nello stesso tempo, svanivano.
E allora mi accorgevo di esser tornato alla realtà, che Lei non era più con me, che era trascorso un anno, un anno senza Lei!
E solo in quel momento mi rendevo conto che mentre ero immerso in quei ricordi avevo pianto, me ne accorgevo dal sapore amaro e salato delle mie lacrime, altre volte dalla sensazione di naso chiuso.
“il mio pensiero vola verso Te
Per raggiungere le immagini
Scolpite ormai nella coscienza
Come indelebili emozioni
Che non posso più scordare
E il pensiero andrà a cercare
Tutte le volte che ti sentirò distante
Tutte le volte che ti vorrei parlare
Per dirti ancora
Che sei solo Tu la cosa
Che per me è importante…”
(Tiromancino – Per me è importante)
Bastava solo desiderare di creare quel ponte invisibile che plasma un contatto tra mente e cuore, tra ricordi e sensazioni.
Era questione di un attimo!
Come se si spegnesse il contatto con la realtà, ciò che mi circondava improvvisamente svaniva e mi ritrovavo di nuovo lì, in quel dato momento, in quel dato luogo che stavo immaginando e con Lei accanto…
All’inizio erano solo istantanee di attimi vissuti insieme, flashback che il cuore aveva fermato, immortalato, subito dopo quelle immagini diventavano vive animandosi e muovendosi.
Potevo sentire di nuovo il calore del sole della Calabria che mi batteva addosso, sentire il rumore del mare, la sabbia rovente sotto i piedi, potevo vedere lei accanto a me sotto l’ombrellone mentre parlavamo di me, di noi, della nostra vita, a ridere insieme e sentire ancora una volta quel legame inspiegabile che c’era tra noi nonostante tutto, nonostante la distanza che spesso ci separava.
Poi bastava poco, un rumore, una voce che mi chiamava e quelle immagini così belle, intense e fragili nello stesso tempo, svanivano.
E allora mi accorgevo di esser tornato alla realtà, che Lei non era più con me, che era trascorso un anno, un anno senza Lei!
E solo in quel momento mi rendevo conto che mentre ero immerso in quei ricordi avevo pianto, me ne accorgevo dal sapore amaro e salato delle mie lacrime, altre volte dalla sensazione di naso chiuso.
“il mio pensiero vola verso Te
Per raggiungere le immagini
Scolpite ormai nella coscienza
Come indelebili emozioni
Che non posso più scordare
E il pensiero andrà a cercare
Tutte le volte che ti sentirò distante
Tutte le volte che ti vorrei parlare
Per dirti ancora
Che sei solo Tu la cosa
Che per me è importante…”
(Tiromancino – Per me è importante)
La rivedo nel sogno
Dopo parecchio tempo che non avveniva, una notte la rivedo nel mio sogno.
Eravamo nella sua casa di Isola, era una casa circondata dal verde su una collina che dominava un mare e un cielo azzurrissimi.
I colori del sogno erano saturi, ma i suoi contorni sfumati come quelli di un quadro, la scena era bella al limite del reale.
Una manciata di sensazioni, di profumi e di colori tutte talmente vivide e intense da far male.
Ballavamo abbracciati proprio come abbiamo fatto una volta, l’ultima volta che eravamo insieme.
In sottofondo la nostra canzone: Feel
“Questa canzone la dedico a Te Amore mio”, le dico nel sogno:
“Come and hold my hand
I wanna contact the living
Not sure I understand
This role I've been given…”
Mi sorride, annuisce, appoggia la sua testa sulla mia spalla e mi stringe ancora più forte…un velo di lacrime mi annebbia la vista…
I just wanna feel
Real love fill the home that I live in
'Cause I got too much life
Running through my veins
Going to waste
And I need to feel
Real love and the love ever after
I cannot get enough ..
Voglio solo provare
Il vero Amore riempire la casa in cui vivo
Perché io ho troppa vita
Che scorre nelle mie vene
Che va perdendosi
E ho bisogno di provare
Il vero Amore e tutto l'Amore che vien dopo
Non riesco a prenderne abbastanza
Era davvero così, avevo provato cosa voleva dire “vero Amore” e non volevo perderla.
Lei era lì con me: potevo stringerla, baciarla, abbracciarla, sentire ancora una volta il profumo della sua pelle.
Rivedere nel sogno quella casa mi fece sentire ancora vicino a Lei, come se non fossimo poi così lontani, come se il tempo non fosse mai passato, come se non ci fossimo mai lasciati.
Potevo sentire ancora la sua mano sulla mia e mi sentivo felice, sereno.
Eravamo nella sua casa di Isola, era una casa circondata dal verde su una collina che dominava un mare e un cielo azzurrissimi.
I colori del sogno erano saturi, ma i suoi contorni sfumati come quelli di un quadro, la scena era bella al limite del reale.
Una manciata di sensazioni, di profumi e di colori tutte talmente vivide e intense da far male.
Ballavamo abbracciati proprio come abbiamo fatto una volta, l’ultima volta che eravamo insieme.
In sottofondo la nostra canzone: Feel
“Questa canzone la dedico a Te Amore mio”, le dico nel sogno:
“Come and hold my hand
I wanna contact the living
Not sure I understand
This role I've been given…”
Mi sorride, annuisce, appoggia la sua testa sulla mia spalla e mi stringe ancora più forte…un velo di lacrime mi annebbia la vista…
I just wanna feel
Real love fill the home that I live in
'Cause I got too much life
Running through my veins
Going to waste
And I need to feel
Real love and the love ever after
I cannot get enough ..
Voglio solo provare
Il vero Amore riempire la casa in cui vivo
Perché io ho troppa vita
Che scorre nelle mie vene
Che va perdendosi
E ho bisogno di provare
Il vero Amore e tutto l'Amore che vien dopo
Non riesco a prenderne abbastanza
Era davvero così, avevo provato cosa voleva dire “vero Amore” e non volevo perderla.
Lei era lì con me: potevo stringerla, baciarla, abbracciarla, sentire ancora una volta il profumo della sua pelle.
Rivedere nel sogno quella casa mi fece sentire ancora vicino a Lei, come se non fossimo poi così lontani, come se il tempo non fosse mai passato, come se non ci fossimo mai lasciati.
Potevo sentire ancora la sua mano sulla mia e mi sentivo felice, sereno.
giovedì 3 giugno 2010
Quella notte in ospedale
Non era la prima volta che avevo difficoltà ad addormentarmi. Anche quella notte come in tante altre precedenti non riuscivo a prendere sonno, ma quella notte c’era qualcosa di diverso: forse erano i suoi ormai sporadici messaggi, forse qualche discussione tra noi, forse quel suo dirmi alla fine: ”non ci sarà mai più un futuro per noi, devi fartene una ragione…” come se ci fosse una ragione per chiudere la luce di un Amore…nel buio e nel silenzio i pensieri di lei affollavano la mia mente, avevo gli occhi sbarrati, improvvisamente cominciai a sudare freddo, un freddo che mi entrava fin dentro le ossa, battevo i denti, sentivo il cuore scoppiarmi dentro, “tra un po’ mi passerà tutto…” dissi a me stesso cercando di autoconvincermi, ma niente, neanche il suo pensiero, i bei ricordi che mi aiutavano nei momenti di depressione servirono quella notte: il cuore correva sempre di più, guardai l’orologio: erano le 2.35, mi rivestii, presi l’auto e mi recai al pronto soccorso dell’ospedale più vicino.
Nella sala d’aspetto prima di me c’erano due persone: una signora che in preda a forti dolori addominali si contorceva sulla lettiga e un vecchietto che respirava a fatica e stava seduto su una poltroncina della sala al quale forse frettolosamente, come mi disse dopo, era stata diagnosticata un’ inizio di bronchite.
Quest’ultimo mi fissava intensamente, ma bonariamente, ad un tratto cercò di abbozzare un sorriso e con lo sguardo mi indicò un bicchiere colmo d’acqua su un tavolinetto, lo presi e glielo porsi, aiutandolo a bere.
Mi ringraziò con un cenno del capo, mi prese la mano, me la strinse: “come mai se qui anche tu?” mi chiese a bruciapelo.
“E’ una lunga storia, per me è un periodo difficile, non sto bene…” risposi, sentendomi però a disagio: i miei malanni non erano minimamente paragonabili a quelli delle persone che mi avevano preceduto!
“Se vuoi parlarmene, abbiamo tutta la notte davanti…” mi disse accennando un sorriso.
E cominciai…
Gli raccontai la mia storia, bella, sofferta piena d’Amore…e di amarezza.
Gli raccontai di come ci eravamo conosciuti, dei miei sentimenti che crescevano man mano ci sentivamo per telefono, gli narrai delle mie paure, delle mie esitazioni senza tralasciare nulla, fino all’inspiegabile epilogo.
Lui mi ascoltò in silenzio, i suoi occhi fissi nei miei, alla fine disse con un filo di voce una frase che mi rimase impressa: “Non so se lei tornerà indietro, ma di una cosa sono certo, tutto l’Amore che hai provato e che hai dato per Lei non te lo toglierà mai nessuno, resterà per sempre in Te…” indicando il mio cuore con la sua mano tremolante.
Era davvero così!
Tutto ciò che avevo provato, tutto ciò che avevo fatto per Lei sarebbero rimasti per sempre intatti! Il tempo, la mia vita stessa, niente avrebbe potuto cancellarli!
Questa dimensione di eterno data all’Amore mi commosse.
Il tempo avrebbe forse offuscato i ricordi, avrebbe forse smussato le emozioni, ma avevo Amato e quell’Amore così intenso, così puro non sarebbe andato perduto, perché tutto ciò che avevo fatto in nome dell’Amore per Lei ormai faceva parte di me indissolubilmente, Lei sarebbe rimasta in me come parte integrante della mia anima.
Stranamente e improvvisamente mi sentii subito meglio: mi era passata la tachicardia e il dolore nel petto.
Arrivò il mio turno, “vai, io resto qui ci vediamo appena termini…” mi disse quel signore, ma mi sentivo ormai fuori posto, non sentivo più quelle fitte al petto che mi avevano costretto a recarmi in ospedale.
Il medico di turno mi chiese dei miei sintomi, cercai di minimizzare, “forse è stanchezza, è un periodo un po’ duro al lavoro…, magari avrei bisogno di qualche giorno di ferie…” gli dissi cercando di ridendoci su, ma non convincendolo, tant’è che mi guardò con il fare di chi pensa: “ a me non la dai a bere…” mi misurò la pressione arteriosa, mi auscultò il cuore prescrivendomi alla fine dei farmaci per lo stress e per riposare.
Uscii dalla stanza del pronto soccorso confidando di rivedere quel signore ancora sulla poltroncina lì dove lo avevo lasciato, ma non c’era più, al suo posto due extracomunitari piuttosto alticci.
Chiesi all’infermiere nella guardiola di quel signore, alzò gli occhi, non mi rispose, ma mi guardò stralunato come se fissasse un extraterrestre.
Non ho mai più rivisto quell’uomo, ma lo ricordo ancora perfettamente: il viso smagrito, fronte alta, capelli radi sulle tempie, gli occhi scavati nelle orbite, un sorriso e un’espressione così rassicurante tanto da sembrarmi perfino familiare.
Nella sala d’aspetto prima di me c’erano due persone: una signora che in preda a forti dolori addominali si contorceva sulla lettiga e un vecchietto che respirava a fatica e stava seduto su una poltroncina della sala al quale forse frettolosamente, come mi disse dopo, era stata diagnosticata un’ inizio di bronchite.
Quest’ultimo mi fissava intensamente, ma bonariamente, ad un tratto cercò di abbozzare un sorriso e con lo sguardo mi indicò un bicchiere colmo d’acqua su un tavolinetto, lo presi e glielo porsi, aiutandolo a bere.
Mi ringraziò con un cenno del capo, mi prese la mano, me la strinse: “come mai se qui anche tu?” mi chiese a bruciapelo.
“E’ una lunga storia, per me è un periodo difficile, non sto bene…” risposi, sentendomi però a disagio: i miei malanni non erano minimamente paragonabili a quelli delle persone che mi avevano preceduto!
“Se vuoi parlarmene, abbiamo tutta la notte davanti…” mi disse accennando un sorriso.
E cominciai…
Gli raccontai la mia storia, bella, sofferta piena d’Amore…e di amarezza.
Gli raccontai di come ci eravamo conosciuti, dei miei sentimenti che crescevano man mano ci sentivamo per telefono, gli narrai delle mie paure, delle mie esitazioni senza tralasciare nulla, fino all’inspiegabile epilogo.
Lui mi ascoltò in silenzio, i suoi occhi fissi nei miei, alla fine disse con un filo di voce una frase che mi rimase impressa: “Non so se lei tornerà indietro, ma di una cosa sono certo, tutto l’Amore che hai provato e che hai dato per Lei non te lo toglierà mai nessuno, resterà per sempre in Te…” indicando il mio cuore con la sua mano tremolante.
Era davvero così!
Tutto ciò che avevo provato, tutto ciò che avevo fatto per Lei sarebbero rimasti per sempre intatti! Il tempo, la mia vita stessa, niente avrebbe potuto cancellarli!
Questa dimensione di eterno data all’Amore mi commosse.
Il tempo avrebbe forse offuscato i ricordi, avrebbe forse smussato le emozioni, ma avevo Amato e quell’Amore così intenso, così puro non sarebbe andato perduto, perché tutto ciò che avevo fatto in nome dell’Amore per Lei ormai faceva parte di me indissolubilmente, Lei sarebbe rimasta in me come parte integrante della mia anima.
Stranamente e improvvisamente mi sentii subito meglio: mi era passata la tachicardia e il dolore nel petto.
Arrivò il mio turno, “vai, io resto qui ci vediamo appena termini…” mi disse quel signore, ma mi sentivo ormai fuori posto, non sentivo più quelle fitte al petto che mi avevano costretto a recarmi in ospedale.
Il medico di turno mi chiese dei miei sintomi, cercai di minimizzare, “forse è stanchezza, è un periodo un po’ duro al lavoro…, magari avrei bisogno di qualche giorno di ferie…” gli dissi cercando di ridendoci su, ma non convincendolo, tant’è che mi guardò con il fare di chi pensa: “ a me non la dai a bere…” mi misurò la pressione arteriosa, mi auscultò il cuore prescrivendomi alla fine dei farmaci per lo stress e per riposare.
Uscii dalla stanza del pronto soccorso confidando di rivedere quel signore ancora sulla poltroncina lì dove lo avevo lasciato, ma non c’era più, al suo posto due extracomunitari piuttosto alticci.
Chiesi all’infermiere nella guardiola di quel signore, alzò gli occhi, non mi rispose, ma mi guardò stralunato come se fissasse un extraterrestre.
Non ho mai più rivisto quell’uomo, ma lo ricordo ancora perfettamente: il viso smagrito, fronte alta, capelli radi sulle tempie, gli occhi scavati nelle orbite, un sorriso e un’espressione così rassicurante tanto da sembrarmi perfino familiare.
Nè motivi, nè colpe...
Ma proprio quando le cose stavano per andare nel verso giusto, proprio quando i problemi che offuscavano il nostro rapporto si erano per lo più risolti, proprio quando avevo prenotato la nostra prima settimana di vacanza insieme, tutto precipitò.
Come ogni cosa terrena anche la nostra storia era giunta all’epilogo.
Non ero preparato, non avrei mai voluto che finisse, non riuscivo ad immaginare la mia vita senza la sua “presenza”: la sua voce calda e rasserenerante, la sua tenerezza, la sua dolcezza.
Sentivo già da un paio di giorni che c’era qualcosa che non andava più, le telefonate si facevano sempre più brevi, i messaggi sempre più “freddi” ma sempre e comunque molto cortesi: “chissà, pensai, “forse è la distanza che comunque “pesava”, forse i miei problemi che continuavano ad esserci ma che si stavano appunto dipanando, forse la presenza di qualcun altro (da lei sempre comunque smentita), forse tutto questo e il contrario di tutto.
Avevo timore di chiederle spiegazioni perché qualunque fosse stata la sua risposta intuivo già che mi avrebbe fatto soffrire: avevamo da poco superato (o almeno credevo che l’avessimo superata…) una crisi causata dalle mie perduranti indecisioni, dalle mie titubanze che mi avevano fatto pensare di averla persa per sempre e poi di averla riconquistata, quindi non volevo certo ripercorrere le stesse tribolazioni, le stesse sofferenze di appena qualche mese prima, ma presi il coraggio a due mani e glielo chiesi.
“Temevo me lo chiedessi, ma te lo avrei detto io. Oggi forse non credo di essere più così pronta e determinata a continuare, non so perché ma se ho dei dubbi non potrei essere la tua compagna come vorrei e come vorresti e forse un giorno potrei farti soffrire più di quanto sto facendo adesso, temo che qualcosa si sia spezzato in me…”
Le sue parole dentro di me ebbero lo stesso impatto di un pugno allo stomaco.
Ma come? Fino al giorno precedente diceva di amarmi, di volermi per sempre e adesso non mi amava più? E senza un motivo apparente.
Aveva un altro? O più semplicemente il suo Amore si era “esaurito”, “consunto” dopo tre anni di rapporto a “distanza”?
Ma in fin dei conti pensandoci bene se fosse così non avrebbe avuto tutti i torti! Non avrei potuto fargliene una “colpa”.
Non un San Valentino, non un Natale passato insieme, non me lo potrò mai perdonare!
La distanza (ma non solo quella) aveva consumato il nostro rapporto: io avevo iniziato questo lento “logorio” con le mie incertezze, con i miei continui “rinvii”, Lei lo stava ultimando, proprio quando tutto stava per assestarsi mi sembrava un crudele scherzo del destino, ecco perché “dopo” la nostra separazione per mesi non riuscivo a darmi pace e a trovare un motivo del suo improvviso e inspiegabile “tirarsi indietro”.
In quegli anni che siamo stati insieme come non ricordare le mie serate a piangere per non essere lì con Lei, mentre comprendevo perfettamente le sue sensazioni di solitudine e di impotenza, quelle sere vuote, grigie ad immaginare di essere seduti insieme sul divano di casa mentre fuori magari imperversava un temporale, capivo quella sua malinconia, quella tristezza che talvolta l’attanagliava, che le entrava dentro e l’avvolgeva.
La capivo perché era esattamente la mia!
Forse alla fine aveva deciso Lei per entrambi che il nostro Amore non poteva avere più alcun futuro, nonostante le nostre reciproche promesse di Amore eterno, malgrado tutte le belle parole che ci eravamo detti, malgrado i nostri pianti a dirotto per questo Amore bello, bellissimo ma non “vissuto”, malgrado il fatto che mi fossi finalmente svincolato quasi del tutto dai miei problemi.
Ricordo che quel “fatidico” giorno Le dissi tra il deluso e l’incazzato che se mi voleva ancora sapeva come rintracciarmi e pregandola di non chiamarmi più fino a quando non si fosse “schiarita” le idee, chiusi bruscamente la comunicazione.
Ma bleffavo sapendo di bleffare a me stesso, e così continuammo quindi a telefonarci e a messaggiarci:
“Va bene, hai ragione perdona il mio egoismo e la mia incapacità di stare con te… e senza di te… perdonami…vorrei morire piuttosto che farti ancora del male! Hai ragione… devo chiamarti solo se potrò dirti quello che sappiamo, ma sappi che ti penserò ogni giorno della mia stupida e folle vita… buonanotte angelo del Cielo… ti prego perdonami se non riesco più a volare…(suo SMS)
“Non lo so cosa mi sia successo…io non voglio niente per me… anche perché non lo merito… prego solo che tu possa perdonarmi e avere una vita serena… te lo giuro, nessuno mi conoscerà mai e mi amerà mai come hai fatto tu… perdonami amore se non sono riuscita a resistere il tempo necessario …perdonami…”…(suo SMS)
“Angelo mio con te ho trascorso i momenti più belli della mia vita...potrei morire anche adesso e sarei contenta…ora posso tornare nel mio guscio…nella gabbia che mi sono creata...perdonami amore mio…” …(suo SMS)
Continuai, auspicando in un suo ritorno, a scriverle poesie appassionate:
La mia E.state
I miei pensieri vagano, spaziano per la vita
Il mio corpo stanco già di questo Inverno
si è chiuso come una conchiglia.
La mia mente continua nel ricordo dell'Estate, quell’ Estate...
Doveva essere un Estate da sogno..
Calde spiagge, lunghi sapori di sole, boccate di azzurro mare...
Giorni spensierati,
senza problemi, vissuti intensamente con Te.
Giorni pieni di vita.
Mentre ora la realtà è questo grigio inverno
Giorni sempre più bui, sempre più pieni di noia.
Mi trascino...
in questo grigio Inverno
sperando di accorciare questi già brevi giorni..
sognando Te:
la mia dolce E.state.
E lei a rispondermi sempre in maniera dolce e appassionata:
“Amore, ho letto le poesie… io non ho parole, sono struggenti, prego Dio di aiutarmi a non disperdere il nostro Amore, di aiutarmi a capire…prima che sia troppo tardi… e tu sia costretto ad abbandonare la tua strana musa ispiratrice...”
“…ho pianto a dirotto chiusa in bagno…sei l’unico vero Amore che io abbia mai avuto e non avrei mai voluto causarti danno …mai… buonanotte mio cucciolo stupendo…”
Ma passavano i giorni e anche i mesi.
I nostri colloqui si facevano sempre più radi, e così man mano che i giorni passavano io diventavo sempre più fragile, sempre più sensibile ad ogni cambiamento del tono della sua voce, ad ogni suo messaggio diverso.
Una parola in meno o una frase diversa da quella che mi aspettavo/auspicavo, per me costituiva un segno di freddezza, tutto mi faceva soffrire e la sofferenza contribuiva al logorio dei miei nervi.
Ma il mio Amore per Lei era sempre lì, intatto, malgrado cercassi di non darci peso perché nonostante tutto, la vita continuava ma le speranze di un suo “ripensamento” si facevano sempre più flebili.
Il rumore dei miei pensieri cominciò a farsi assordante, mentre mi assalivano quotidianamente dubbi, tormenti, domande.
Cercavo di tenere tutta la rabbia e tutta la mia frustrazione imbrigliate dentro di me pronte ad esplodere da un momento all’altro.
Come ogni cosa terrena anche la nostra storia era giunta all’epilogo.
Non ero preparato, non avrei mai voluto che finisse, non riuscivo ad immaginare la mia vita senza la sua “presenza”: la sua voce calda e rasserenerante, la sua tenerezza, la sua dolcezza.
Sentivo già da un paio di giorni che c’era qualcosa che non andava più, le telefonate si facevano sempre più brevi, i messaggi sempre più “freddi” ma sempre e comunque molto cortesi: “chissà, pensai, “forse è la distanza che comunque “pesava”, forse i miei problemi che continuavano ad esserci ma che si stavano appunto dipanando, forse la presenza di qualcun altro (da lei sempre comunque smentita), forse tutto questo e il contrario di tutto.
Avevo timore di chiederle spiegazioni perché qualunque fosse stata la sua risposta intuivo già che mi avrebbe fatto soffrire: avevamo da poco superato (o almeno credevo che l’avessimo superata…) una crisi causata dalle mie perduranti indecisioni, dalle mie titubanze che mi avevano fatto pensare di averla persa per sempre e poi di averla riconquistata, quindi non volevo certo ripercorrere le stesse tribolazioni, le stesse sofferenze di appena qualche mese prima, ma presi il coraggio a due mani e glielo chiesi.
“Temevo me lo chiedessi, ma te lo avrei detto io. Oggi forse non credo di essere più così pronta e determinata a continuare, non so perché ma se ho dei dubbi non potrei essere la tua compagna come vorrei e come vorresti e forse un giorno potrei farti soffrire più di quanto sto facendo adesso, temo che qualcosa si sia spezzato in me…”
Le sue parole dentro di me ebbero lo stesso impatto di un pugno allo stomaco.
Ma come? Fino al giorno precedente diceva di amarmi, di volermi per sempre e adesso non mi amava più? E senza un motivo apparente.
Aveva un altro? O più semplicemente il suo Amore si era “esaurito”, “consunto” dopo tre anni di rapporto a “distanza”?
Ma in fin dei conti pensandoci bene se fosse così non avrebbe avuto tutti i torti! Non avrei potuto fargliene una “colpa”.
Non un San Valentino, non un Natale passato insieme, non me lo potrò mai perdonare!
La distanza (ma non solo quella) aveva consumato il nostro rapporto: io avevo iniziato questo lento “logorio” con le mie incertezze, con i miei continui “rinvii”, Lei lo stava ultimando, proprio quando tutto stava per assestarsi mi sembrava un crudele scherzo del destino, ecco perché “dopo” la nostra separazione per mesi non riuscivo a darmi pace e a trovare un motivo del suo improvviso e inspiegabile “tirarsi indietro”.
In quegli anni che siamo stati insieme come non ricordare le mie serate a piangere per non essere lì con Lei, mentre comprendevo perfettamente le sue sensazioni di solitudine e di impotenza, quelle sere vuote, grigie ad immaginare di essere seduti insieme sul divano di casa mentre fuori magari imperversava un temporale, capivo quella sua malinconia, quella tristezza che talvolta l’attanagliava, che le entrava dentro e l’avvolgeva.
La capivo perché era esattamente la mia!
Forse alla fine aveva deciso Lei per entrambi che il nostro Amore non poteva avere più alcun futuro, nonostante le nostre reciproche promesse di Amore eterno, malgrado tutte le belle parole che ci eravamo detti, malgrado i nostri pianti a dirotto per questo Amore bello, bellissimo ma non “vissuto”, malgrado il fatto che mi fossi finalmente svincolato quasi del tutto dai miei problemi.
Ricordo che quel “fatidico” giorno Le dissi tra il deluso e l’incazzato che se mi voleva ancora sapeva come rintracciarmi e pregandola di non chiamarmi più fino a quando non si fosse “schiarita” le idee, chiusi bruscamente la comunicazione.
Ma bleffavo sapendo di bleffare a me stesso, e così continuammo quindi a telefonarci e a messaggiarci:
“Va bene, hai ragione perdona il mio egoismo e la mia incapacità di stare con te… e senza di te… perdonami…vorrei morire piuttosto che farti ancora del male! Hai ragione… devo chiamarti solo se potrò dirti quello che sappiamo, ma sappi che ti penserò ogni giorno della mia stupida e folle vita… buonanotte angelo del Cielo… ti prego perdonami se non riesco più a volare…(suo SMS)
“Non lo so cosa mi sia successo…io non voglio niente per me… anche perché non lo merito… prego solo che tu possa perdonarmi e avere una vita serena… te lo giuro, nessuno mi conoscerà mai e mi amerà mai come hai fatto tu… perdonami amore se non sono riuscita a resistere il tempo necessario …perdonami…”…(suo SMS)
“Angelo mio con te ho trascorso i momenti più belli della mia vita...potrei morire anche adesso e sarei contenta…ora posso tornare nel mio guscio…nella gabbia che mi sono creata...perdonami amore mio…” …(suo SMS)
Continuai, auspicando in un suo ritorno, a scriverle poesie appassionate:
La mia E.state
I miei pensieri vagano, spaziano per la vita
Il mio corpo stanco già di questo Inverno
si è chiuso come una conchiglia.
La mia mente continua nel ricordo dell'Estate, quell’ Estate...
Doveva essere un Estate da sogno..
Calde spiagge, lunghi sapori di sole, boccate di azzurro mare...
Giorni spensierati,
senza problemi, vissuti intensamente con Te.
Giorni pieni di vita.
Mentre ora la realtà è questo grigio inverno
Giorni sempre più bui, sempre più pieni di noia.
Mi trascino...
in questo grigio Inverno
sperando di accorciare questi già brevi giorni..
sognando Te:
la mia dolce E.state.
E lei a rispondermi sempre in maniera dolce e appassionata:
“Amore, ho letto le poesie… io non ho parole, sono struggenti, prego Dio di aiutarmi a non disperdere il nostro Amore, di aiutarmi a capire…prima che sia troppo tardi… e tu sia costretto ad abbandonare la tua strana musa ispiratrice...”
“…ho pianto a dirotto chiusa in bagno…sei l’unico vero Amore che io abbia mai avuto e non avrei mai voluto causarti danno …mai… buonanotte mio cucciolo stupendo…”
Ma passavano i giorni e anche i mesi.
I nostri colloqui si facevano sempre più radi, e così man mano che i giorni passavano io diventavo sempre più fragile, sempre più sensibile ad ogni cambiamento del tono della sua voce, ad ogni suo messaggio diverso.
Una parola in meno o una frase diversa da quella che mi aspettavo/auspicavo, per me costituiva un segno di freddezza, tutto mi faceva soffrire e la sofferenza contribuiva al logorio dei miei nervi.
Ma il mio Amore per Lei era sempre lì, intatto, malgrado cercassi di non darci peso perché nonostante tutto, la vita continuava ma le speranze di un suo “ripensamento” si facevano sempre più flebili.
Il rumore dei miei pensieri cominciò a farsi assordante, mentre mi assalivano quotidianamente dubbi, tormenti, domande.
Cercavo di tenere tutta la rabbia e tutta la mia frustrazione imbrigliate dentro di me pronte ad esplodere da un momento all’altro.
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