Ho letto e riletto chissà quante volte in tutto questo tempo che è passato, le lettere e le poesie che le ho scritto e dedicato.
In ognuna di esse c’è un pezzetto di me, un pezzetto del mio cuore per Lei.
Ogni tanto mi piaceva rileggerle per rivivere il calore di quelle emozioni e la passionalità dei miei sentimenti.
Lettere e poesie le cui parole non svaniranno mai e resteranno per sempre scolpite nella mia anima.
Ti Amo Amore mio
Tutto attorno a me mi parla di Te:
ogni oggetto, ogni pensiero....
Mi manchi, ti penso!
Vorrei averti qui, sempre qui.
Chilometri ci dividono
pochi, molti, non importa...
io ti amo,
ed è questa l'unica cosa che conta!
Il mio cuore è colmo d'Amore,
Amore per Te,
ed è di questo Amore che vive.
Nulla vale in questa vita mia
quanto Te,
tu sei la cosa più preziosa,
un valore immenso,
unico, raro
speciale!!!
Mi sembra tutto adesso così strano:
la mia vita, la nostra vita.
Io, tu, insieme...
...eppure...
Ti amo amore mio!!!
venerdì 7 maggio 2010
…gli oggetti…
Una parte della mia storia d’Amore è rimasta rinchiusa anche negli oggetti che ci siamo regalati.
Quando finisce una storia d’Amore si finisce con l’amare di quella persona teneramente, dolcemente anche i suoi ricordi, tutto ciò che è stato legato a Lei: una canzone, il suo profumo, le fotografie ma anche cose più comuni: una borsa, una cintura, due maglioni, un borsone per la palestra.
Tengo ancora gelosamente custoditi nel cassetto due suoi “libricini” che mi ha regalato con tanto di dedica e un piccolo “Tao” che aveva preso e fatto benedire in un pellegrinaggio con sua nonna a San Giovanni Rotondo.
Sono oggetti che hanno per me un valore affettivo enorme, perché sono l’unico ponte verso quel passato, oltre i miei ricordi.
E anche quando mi son reso conto che non sarebbe più tornata indietro è rimasta la magia di quell’Amore a illuminare quegli oggetti che sono stati con noi in quei momenti stupendi.
Adesso non ci faccio più quasi caso, ma fino a qualche tempo fa guardandoli o pensandoci su si accendevano i ricordi e i miei pensieri incominciavano a prendere il volo indietro nel tempo come se un pezzettino di quel passato volesse uscir fuori da quelle cose.
Quando finisce una storia d’Amore si finisce con l’amare di quella persona teneramente, dolcemente anche i suoi ricordi, tutto ciò che è stato legato a Lei: una canzone, il suo profumo, le fotografie ma anche cose più comuni: una borsa, una cintura, due maglioni, un borsone per la palestra.
Tengo ancora gelosamente custoditi nel cassetto due suoi “libricini” che mi ha regalato con tanto di dedica e un piccolo “Tao” che aveva preso e fatto benedire in un pellegrinaggio con sua nonna a San Giovanni Rotondo.
Sono oggetti che hanno per me un valore affettivo enorme, perché sono l’unico ponte verso quel passato, oltre i miei ricordi.
E anche quando mi son reso conto che non sarebbe più tornata indietro è rimasta la magia di quell’Amore a illuminare quegli oggetti che sono stati con noi in quei momenti stupendi.
Adesso non ci faccio più quasi caso, ma fino a qualche tempo fa guardandoli o pensandoci su si accendevano i ricordi e i miei pensieri incominciavano a prendere il volo indietro nel tempo come se un pezzettino di quel passato volesse uscir fuori da quelle cose.
lunedì 3 maggio 2010
Un treno diretto a Sud
Un fine settimana, dopo il mio trasferimento a Roma, scesi in Calabria per andarla a trovare. Era piena estate e non ero riuscito a prenotare neanche un posto da seduto sul treno che mi avrebbe portato da lei.
Il vagone era stracolmo di gente, per lo più emigranti che scendevano al sud per passare le vacanze estive nei luoghi natii.
Piuttosto che un treno sembrava una tradotta, riuscii a trovare un posto per caso in uno scompartimento, ma – mi avvertirono gli altri passeggeri – era stato già prenotato e alla stazione di Salerno sarebbe salito il legittimo proprietario.
Gliene parlai per telefono: “probabilmente, da Salerno in giù dovrò farmi il viaggio in piedi, il posto dove son seduto è già stato prenotato e non c’è posto sul treno neanche sul predellino…” le dissi demoralizzato; “ma no, vedrai…abbi fiducia nel Signore, adesso pregherò intensamente per te, qualcosa accadrà, un posto lo troverai….” Mi rispose col suo tono rassicurante.
Ma arrivati alla stazione di Salerno fui costretto a lasciare il posto che avevo occupato.
Erano da poco passate le 4 del mattino, mi “arrangiai” su un seggiolino del corridoio con la testa appoggiata sul finestrino, chiusi gli occhi dicendomi: “la notte prima o poi passerà, tanto domani sono da lei, e con lei accanto la stanchezza neanche l’avvertirò…” quando sentii che qualcuno mi stava scrollando, aprii gli occhi: era un signore anziano che forse spinto da compassione per la mia sistemazione precaria mi chiese, dandomi del “voi” rivolgendosi a me in calabrese “stretto”:” Vuliti ripusari? Vuliti stendiri i jammi? Viniti cu me…”- Volete riposare? Stendere le gambe? Venite con me…”-
Mi indicò con lo sguardo la porta di uno scompartimento, l’aprii ed entrai, nella penombra notai che c’erano già due persone che dormivano una signora e sua figlia, ed un posto “inaspettatamente” libero, forse di qualcuno che era sceso alla fermata precedente; mi accucciai in un angolo cercando di fare meno rumore possibile, riuscii finalmente a stendere le mie gambe ormai doloranti, e chiudendo infine gli occhi ripensai alle parole che Lei mi aveva detto qualche ora prima: - “ stai tranquillo e abbi fiducia nel Signore…”- .
Chissà se era proprio così!
Non rammento più bene, forse abbozzai un sorriso nel dormiveglia ma ricordo che feci un respiro profondo e sfinito per la stanchezza mi addormentai.
Il vagone era stracolmo di gente, per lo più emigranti che scendevano al sud per passare le vacanze estive nei luoghi natii.
Piuttosto che un treno sembrava una tradotta, riuscii a trovare un posto per caso in uno scompartimento, ma – mi avvertirono gli altri passeggeri – era stato già prenotato e alla stazione di Salerno sarebbe salito il legittimo proprietario.
Gliene parlai per telefono: “probabilmente, da Salerno in giù dovrò farmi il viaggio in piedi, il posto dove son seduto è già stato prenotato e non c’è posto sul treno neanche sul predellino…” le dissi demoralizzato; “ma no, vedrai…abbi fiducia nel Signore, adesso pregherò intensamente per te, qualcosa accadrà, un posto lo troverai….” Mi rispose col suo tono rassicurante.
Ma arrivati alla stazione di Salerno fui costretto a lasciare il posto che avevo occupato.
Erano da poco passate le 4 del mattino, mi “arrangiai” su un seggiolino del corridoio con la testa appoggiata sul finestrino, chiusi gli occhi dicendomi: “la notte prima o poi passerà, tanto domani sono da lei, e con lei accanto la stanchezza neanche l’avvertirò…” quando sentii che qualcuno mi stava scrollando, aprii gli occhi: era un signore anziano che forse spinto da compassione per la mia sistemazione precaria mi chiese, dandomi del “voi” rivolgendosi a me in calabrese “stretto”:” Vuliti ripusari? Vuliti stendiri i jammi? Viniti cu me…”- Volete riposare? Stendere le gambe? Venite con me…”-
Mi indicò con lo sguardo la porta di uno scompartimento, l’aprii ed entrai, nella penombra notai che c’erano già due persone che dormivano una signora e sua figlia, ed un posto “inaspettatamente” libero, forse di qualcuno che era sceso alla fermata precedente; mi accucciai in un angolo cercando di fare meno rumore possibile, riuscii finalmente a stendere le mie gambe ormai doloranti, e chiudendo infine gli occhi ripensai alle parole che Lei mi aveva detto qualche ora prima: - “ stai tranquillo e abbi fiducia nel Signore…”- .
Chissà se era proprio così!
Non rammento più bene, forse abbozzai un sorriso nel dormiveglia ma ricordo che feci un respiro profondo e sfinito per la stanchezza mi addormentai.
Telepatia e Positività
Ci capitava spesso, molto spesso di pensare le stesse identiche cose. L’intesa tra noi è stata sempre più che straordinaria.
Avevamo le stesse idee, gli stessi ideali, gli stessi principi, addirittura gli stessi gusti gastronomici, tant’è che andando in pizzeria spesso ci capitava di scegliere le stesse pizze e gli stessi antipasti che poi puntualmente dividevamo.
E capitava spesso che chiamandoci nello stesso identico momento trovavamo rispettivamente il cellulare dell’altro occupato. Credo sinceramente però che accada a quasi tutte le coppie che stanno bene insieme, che si amano.
Si entra in una sorta di “simbiosi” nella quale le emozioni si accomunano, si vivono nello stesso momento.
Aveva una dote rara: riusciva a trasmettermi serenità, dolcezza, tenerezza, amicizia con poche e semplici parole.
Ma ciò che mi stupiva era la sua capacità inusitata di avvertire le mie emozioni, i miei pensieri, i miei disagi anche quando non ci sentivamo. Cosa assolutamente straordinaria e mai capitata con nessun'altra donna.
Amava i bambini e questo suo amore era assolutamente ricambiato dai bimbi, ogniqualvolta capitava di vederne uno, lei si avvicinava, s'inginocchiava eincominciava a parlarci, a scherzarci, a giocarci mentre i suoi occhi e il suo viso si illuminavano, sono certo: un giorno sarà un’ottima madre, come lo è la sua, del resto.
Mi piaceva la sua fiducia nel prossimo, la sua innata positività, riusciva a trovare anche nelle avversità gli aspetti positivi e cercava sempre di dare un significato positivo alle cose senza drammatizzarle, quella che gli esperti definiscono “autoefficacia”, ossia il credere che i propri comportamenti possano avere l’effetto positivo di cambiare o modificare una situazione problematica e questa fiducia era dovuta (ne sono certo) per gran parte alla sua religiosità e alla sua Fede nella Madonna e in Gesù.
Sono sicuro: Lei era (ed è) nella Grazia del Signore, ed è il Signore che le dà tutta quella forza interiore, quella stessa forza che sapeva trasmettere anche a me, quella fiducia nel prossimo che io non avevo, non mi spiegherei altrimenti tante altre cose.
Avevamo le stesse idee, gli stessi ideali, gli stessi principi, addirittura gli stessi gusti gastronomici, tant’è che andando in pizzeria spesso ci capitava di scegliere le stesse pizze e gli stessi antipasti che poi puntualmente dividevamo.
E capitava spesso che chiamandoci nello stesso identico momento trovavamo rispettivamente il cellulare dell’altro occupato. Credo sinceramente però che accada a quasi tutte le coppie che stanno bene insieme, che si amano.
Si entra in una sorta di “simbiosi” nella quale le emozioni si accomunano, si vivono nello stesso momento.
Aveva una dote rara: riusciva a trasmettermi serenità, dolcezza, tenerezza, amicizia con poche e semplici parole.
Ma ciò che mi stupiva era la sua capacità inusitata di avvertire le mie emozioni, i miei pensieri, i miei disagi anche quando non ci sentivamo. Cosa assolutamente straordinaria e mai capitata con nessun'altra donna.
Amava i bambini e questo suo amore era assolutamente ricambiato dai bimbi, ogniqualvolta capitava di vederne uno, lei si avvicinava, s'inginocchiava eincominciava a parlarci, a scherzarci, a giocarci mentre i suoi occhi e il suo viso si illuminavano, sono certo: un giorno sarà un’ottima madre, come lo è la sua, del resto.
Mi piaceva la sua fiducia nel prossimo, la sua innata positività, riusciva a trovare anche nelle avversità gli aspetti positivi e cercava sempre di dare un significato positivo alle cose senza drammatizzarle, quella che gli esperti definiscono “autoefficacia”, ossia il credere che i propri comportamenti possano avere l’effetto positivo di cambiare o modificare una situazione problematica e questa fiducia era dovuta (ne sono certo) per gran parte alla sua religiosità e alla sua Fede nella Madonna e in Gesù.
Sono sicuro: Lei era (ed è) nella Grazia del Signore, ed è il Signore che le dà tutta quella forza interiore, quella stessa forza che sapeva trasmettere anche a me, quella fiducia nel prossimo che io non avevo, non mi spiegherei altrimenti tante altre cose.
Sua madre
Ho avuto l’opportunità, direi la fortuna di conoscere sua madre, era senza dubbio una bella donna: occhi chiari, capelli biondi, portamento signorile, sempre abbigliata in maniera impeccabile.
Immaginavo che non dovesse passare inosservata per le strade della sua città.
Ricordo il nostro primo ma breve incontro: ero appena arrivato con la mia auto sotto il portone dove abitavano, in attesa che Lei scendesse, non passarono neanche due minuti che sentii strombazzare una macchina: erano madre e figlia, mi avvicinai all’auto e non appena Lei fece le presentazioni di rito io esordii dicendo:”Signora, deve essere davvero molto orgogliosa di sua figlia, è una persona veramente unica, come ce ne sono poche…”, mi rispose con un sorriso dicendomi: “Lo so, so quanto vale mia figlia ma ne devi esserne consapevole anche tu…”.
Non posso sottacere il fatto che ha saputo gestire – da mamma – anche se indirettamente la nostra relazione in modo intelligente e non bigotto.
Né posso dimenticare che ogniqualvolta mi son recato da loro con mezzi non miei mi prestava la sua auto personale per potermi muovere in città.
Ricordo ancora con piacere che una sera mi invitò a cenare con loro nel residence dove alloggiavano a Roma causa un piccolo intervento dell’altra figlia, non dimeticherò mai lo sguardo di E.:quella sera brillavano come non li avevo mai visti.
Immaginavo che non dovesse passare inosservata per le strade della sua città.
Ricordo il nostro primo ma breve incontro: ero appena arrivato con la mia auto sotto il portone dove abitavano, in attesa che Lei scendesse, non passarono neanche due minuti che sentii strombazzare una macchina: erano madre e figlia, mi avvicinai all’auto e non appena Lei fece le presentazioni di rito io esordii dicendo:”Signora, deve essere davvero molto orgogliosa di sua figlia, è una persona veramente unica, come ce ne sono poche…”, mi rispose con un sorriso dicendomi: “Lo so, so quanto vale mia figlia ma ne devi esserne consapevole anche tu…”.
Non posso sottacere il fatto che ha saputo gestire – da mamma – anche se indirettamente la nostra relazione in modo intelligente e non bigotto.
Né posso dimenticare che ogniqualvolta mi son recato da loro con mezzi non miei mi prestava la sua auto personale per potermi muovere in città.
Ricordo ancora con piacere che una sera mi invitò a cenare con loro nel residence dove alloggiavano a Roma causa un piccolo intervento dell’altra figlia, non dimeticherò mai lo sguardo di E.:quella sera brillavano come non li avevo mai visti.
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