Venne però anche la sera del probabile commiato.
Fu davvero triste: avevo trovato un angelo nella mia vita, una ragazza davvero stupenda e non volevo perderla, non sapevo se ci saremmo rivisti, le mie due settimane quale “formatore” al Call Center erano terminate e nessuno tra i miei colleghi che mi avevano preceduto era ritornato per un altro turno.
Ricordo che quella sera piovve parecchio e noi due stretti l’uno all’altro e accucciati nella macchina ad ascoltare musica (Feel di R. Williams era diventata la nostra canzone).
“Vorrei poterti sposare non appena sarà possibile, avere una bella casa, dei bimbi con te…” le dissi improvvisamente rompendo il silenzio e stringendola forte a me cercando di trasmetterle con quella stretta quanto la sentissi mia.
“Anch’io lo voglio, sarebbe il mio desiderio più grande, il regalo più bello che tu possa mai farmi…” mi rispose avvinghiandosi ancor di più fra le mie braccia.
“Qualunque cosa accada non ti dimenticherò mai, non dimenticherò mai questi momenti…” non riuscì a finire la frase che un groppo in gola mi impedì di continuare.
Quando si fece l’ora di andar via prendemmo dei tranci di pizza alla “Pimpinella” da mangiare in macchina: quant’erano amari quei bocconi, non dissi nulla delle mie emozioni per non gravare già l’aria abbastanza pesante.
Feci la strada per riaccompagnarla a casa con un nodo alla gola e con le lacrime che mi riempivano gli occhi, non dissi alcunché lungo il tragitto, ma presi la sua mano e la poggiai sul mio cuore, volevo che sentisse che batteva per Lei.
Arrivati sotto casa sua non volevo lasciarla, la guardai a lungo in silenzio senza riuscire a dire nient’altro che: “Ti Amo”, le accarezzai il suo delizioso visino e l’accompagnai al portone per un ultimo saluto, una stretta al cuore, presi le sue mani tra le mie e con un mezzo sorriso malinconico le baciai le labbra e andai via.
Mi fermai non so quante volte sulla strada del ritorno, le lacrime non mi permettevano di vedere la strada, piangevo, singhiozzavo, ogni chilometro che facevo mi allontanava inesorabilmente da lei, dal mio Amore.
Diversi problemi da risolvere mi aspettavano al mio rientro a casa, ma non sapevo da dove iniziare, né come o quando li avrei definiti.
Mi ripromisi di rivederla, ma ancora non sapevo quando.
Appena tornato nella mia città chiesi al mio responsabile di poter ritornare a lavorare in quel call center, (i ragazzi che avevo preparato erano contenti e soddisfatti della mia professionalità lavorativa e avevano perfino sottoscritto e inviato un fax in azienda per riavermi).
Dopo neanche una settimana fui accontentato!
Passammo altre bellissime serate insieme: una sera le regalai un libro di poesie scrivendole una dedica al ristorante dove ci eravamo recati per cenare e un altro giorno, quale regalo del natale ormai prossimo, un maglione nero con una zip davanti.
Avevo avuto fin da subito la tentazione di regalarle un anello, ma per una sorta di superstizione avevo sempre desistito, ma desideravo in qualche maniera consacrare il nostro rapporto.
Avevo comprato un anellino in argento con una pietra rosso bruno: mi era piaciuto subito, si intonava perfettamente al crocifisso che le avevo regalato e una sera prima di riaccompagnarla a casa glielo diedi.
“Non è nulla di speciale, solo un pegno d’Amore del nostro fidanzamento…” le dissi, non conoscendo ancora la sua reazione e cercando di minimizzare quanto era importante per me quel gesto.
Lo guardò incantata, sorrise e indossandolo mi rispose: ”La sorpresa è gradita, ma non è il valore dell’anello che conta, quanto il fatto che sia tu a regalarmelo...” suggellando questa sua affermazione con un tenerissimo bacio sulle labbra.
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