Da qualche anno sono qui a Milano, altra tappa della mia vita, altro lavoro, altre responsabilità.
La mia giornata incomincia e finisce sulla metro che corre lungo i binari: da un lato e dall’altro della carrozza vedo scorrere un paesaggio sempre uguale fatto di case, palazzi, villette.
Tutti i giorni va in scena la quotidianità della mia vita: una casa da amministrare, le bollette da pagare, la rata dell’auto, il mutuo, la spesa da fare, il lavoro con i suoi ritmi, l’impegno e la fatica di essere ormai “arrivato”.
Trovo un posto libero, mi siedo e mille pensieri affollano la mia mente: penso che dentro ciascuno di noi convivano ancora i desideri e le aspirazioni di un bambino, m’immagino che in bilico tra finzione e realtà, le centinaia di persone che affollano la carrozza, tutte all’apparenza insofferenti con la propria frustrazione e il proprio desiderio di diversità, inseguano i propri sogni da realizzare.
E già… a volte la vita ti pone davanti ad un bivio: devi fare una scelta, devi “lasciarti andare” come un paracadutista che sia appresta a saltare poco prima del lancio. Ma la “paura” del vuoto, la paura subdola dell’incerto ti assale improvvisamente, ti blocca. Mesi di esercizio e sacrifici possono venir vanificati dalla paura di quel salto nel vuoto, da quel “salto nel buio” proprio come un treno che si infila in un tunnel.
Ma non c’è bisogno di indossare il paracadute, basta essere semplicemente uomini e donne alle prese con le nostre scelte quotidiane, piccole e grandi. Perché anche la quotidianità ti può chiedere o suggerire un lancio nel vuoto. Ma a volte ci si aggrappa stupidamente a ciò che si ha non tanto per soddisfazione quanto per timore di non sapere ciò che ci attende dietro l’angolo, dopo il buio di quel tunnel. Il dubbio amletico di non sapere cosa c’è dopo, lì dove la luce sembra non arrivare. Forse un sogno, un desiderio, un progetto di vita, una scossa fortissima e positiva da dare alla propria esistenza. Luci splendenti nel buio della noia; speranze da coltivare perché possano un giorno diventare realtà.
Eppure quanti sogni restano irrealizzati perché non si è stati capaci di affrontarli? Da lontano possono incutere paura o apparire poco credibili. Delle volte ci appaiono così entusiasmanti da intrigarci, sedurci fino al punto da farci sembrare tutto molto, troppo semplice. Altre volte ci sembrano delle montagne così insormontabili da farci affermare: “ma chi te lo fa fare?”.
Ma se si ha il coraggio di avvicinarsi ed affrontarli, se si ha il coraggio di entrare in quel dannato tunnel allora si possono misurare e perché no, sfidare fino alla vittoria. In fondo sono come le persone con le quali ci si confronta tutti i giorni: bisogna far sapere loro che valiamo sapendo di valere.
Dopo mezz’ora di viaggio mi appresto a scendere, mi chiudo nel mio cappotto, mi interrogo sui miei sogni e mi domando se la mia vita sia prima o dopo quel tunnel.
Il treno rallenta, guardo il sedile vuoto accanto a me e negli occhi ormai stanchi dopo una giornata di lavoro mi appare improvvisamente un tramonto lontano, il sole calante che tinge di rosso le onde di un mare amato.
Sulle sue rive non vi sono gallerie da attraversare né mondi tutti uguali tra i quali affannarsi di giorno in giorno; solo una figura di donna che cammina sulla battigia immaginando di sedere in quel posto vuoto su di un treno che corre lontano.
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