mercoledì 16 giugno 2010

Quegli ultimi tre minuti...

Una mattina, un sabato mattina di qualche anno fa, mentre ero in dormiveglia in attesa di svegliarmi totalmente, ho fatto un sogno incredibilmente vivo e realistico per il tempo trascorso: come in un deja vu mi sono “ritrovato” proiettato all’indietro nel tempo e per qualche momento di nuovo nel piccolo aeroporto di Crotone:… io e lei nella hall in attesa dell’aereo che mi avrebbe portato via e questa volta per sempre… Il tempo di risentire sulla mia pelle il caldo di quella mattina di agosto del 2005, di ri-sentire qualcuno intorno a noi che parlava in calabrese (…è strano ma mi fa una “strana” ma bella sensazione anche adesso sentirlo parlare…), di assaporare la dolcezza di quei giorni, di quegli ultimi attimi con lei: noi due mano nella mano in attesa della mia partenza, in attesa della fine, ahimè…della nostra fine, poi l’annuncio dell’imbarco e del ritardo, tre minuti, solo tre minuti di ritardo… Quei minuti interminabili, un lungo caldo abbraccio, ancora una mia carezza, lei che prende la mia mano e ci appoggia sopra il suo viso, guardai l’orologio, avevo ancora due minuti prima di partire, due minuti per parlarle, per stringerla, per dirle quanto già mi mancava. Dentro di me un senso di trepidazione e un velo di tristezza, ma non dissi nulla, non volevo “caricare” ulteriormente di emozioni quel nostro (credevo) breve commiato. La voce “fredda” dell’annuncio, “Dai, è il momento di andare…” mi disse con un sorriso appena accennato sulle labbra, una malcelata malinconia, un ultimo (…già, l’ultimo…) bacio, presi il mio trolley e mi misi in fila per il controllo bagagli, ricordo che una ragazza mi passò accanto, mi sorrise e si mise in fila avanti a me, mentre io con lo sguardo mi giravo ancora verso di lei. Riguardai l’orologio…Un minuto, “caspita come corre il tempo…” pensai, ancora un minuto per un ultimo saluto, non poteva più sentirmi e allora mimai le parole come si fa con i sordomuti: “ Ci rivediamo tra qualche giorno…Ti Amo…” provai a dirle e le lanciai un bacio con un soffio sulla mano, lei mi fece un cenno di assenso con la testa e mi rispose: “anch’io…” mi sorrise, chiamarono il volo… “Oddio, ci siamo …” le mie mani che incominciavano a sudare e una lacrima che scivola giù dal mio viso…la osservo un’ultima volta, fin dove posso, fin dove arriva il mio sguardo…non l’ho mai più rivista se non nei miei sogni, nei miei ricordi…

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