Ma proprio quando le cose stavano per andare nel verso giusto, proprio quando i problemi che offuscavano il nostro rapporto si erano per lo più risolti, proprio quando avevo prenotato la nostra prima settimana di vacanza insieme, tutto precipitò.
Come ogni cosa terrena anche la nostra storia era giunta all’epilogo.
Non ero preparato, non avrei mai voluto che finisse, non riuscivo ad immaginare la mia vita senza la sua “presenza”: la sua voce calda e rasserenerante, la sua tenerezza, la sua dolcezza.
Sentivo già da un paio di giorni che c’era qualcosa che non andava più, le telefonate si facevano sempre più brevi, i messaggi sempre più “freddi” ma sempre e comunque molto cortesi: “chissà, pensai, “forse è la distanza che comunque “pesava”, forse i miei problemi che continuavano ad esserci ma che si stavano appunto dipanando, forse la presenza di qualcun altro (da lei sempre comunque smentita), forse tutto questo e il contrario di tutto.
Avevo timore di chiederle spiegazioni perché qualunque fosse stata la sua risposta intuivo già che mi avrebbe fatto soffrire: avevamo da poco superato (o almeno credevo che l’avessimo superata…) una crisi causata dalle mie perduranti indecisioni, dalle mie titubanze che mi avevano fatto pensare di averla persa per sempre e poi di averla riconquistata, quindi non volevo certo ripercorrere le stesse tribolazioni, le stesse sofferenze di appena qualche mese prima, ma presi il coraggio a due mani e glielo chiesi.
“Temevo me lo chiedessi, ma te lo avrei detto io. Oggi forse non credo di essere più così pronta e determinata a continuare, non so perché ma se ho dei dubbi non potrei essere la tua compagna come vorrei e come vorresti e forse un giorno potrei farti soffrire più di quanto sto facendo adesso, temo che qualcosa si sia spezzato in me…”
Le sue parole dentro di me ebbero lo stesso impatto di un pugno allo stomaco.
Ma come? Fino al giorno precedente diceva di amarmi, di volermi per sempre e adesso non mi amava più? E senza un motivo apparente.
Aveva un altro? O più semplicemente il suo Amore si era “esaurito”, “consunto” dopo tre anni di rapporto a “distanza”?
Ma in fin dei conti pensandoci bene se fosse così non avrebbe avuto tutti i torti! Non avrei potuto fargliene una “colpa”.
Non un San Valentino, non un Natale passato insieme, non me lo potrò mai perdonare!
La distanza (ma non solo quella) aveva consumato il nostro rapporto: io avevo iniziato questo lento “logorio” con le mie incertezze, con i miei continui “rinvii”, Lei lo stava ultimando, proprio quando tutto stava per assestarsi mi sembrava un crudele scherzo del destino, ecco perché “dopo” la nostra separazione per mesi non riuscivo a darmi pace e a trovare un motivo del suo improvviso e inspiegabile “tirarsi indietro”.
In quegli anni che siamo stati insieme come non ricordare le mie serate a piangere per non essere lì con Lei, mentre comprendevo perfettamente le sue sensazioni di solitudine e di impotenza, quelle sere vuote, grigie ad immaginare di essere seduti insieme sul divano di casa mentre fuori magari imperversava un temporale, capivo quella sua malinconia, quella tristezza che talvolta l’attanagliava, che le entrava dentro e l’avvolgeva.
La capivo perché era esattamente la mia!
Forse alla fine aveva deciso Lei per entrambi che il nostro Amore non poteva avere più alcun futuro, nonostante le nostre reciproche promesse di Amore eterno, malgrado tutte le belle parole che ci eravamo detti, malgrado i nostri pianti a dirotto per questo Amore bello, bellissimo ma non “vissuto”, malgrado il fatto che mi fossi finalmente svincolato quasi del tutto dai miei problemi.
Ricordo che quel “fatidico” giorno Le dissi tra il deluso e l’incazzato che se mi voleva ancora sapeva come rintracciarmi e pregandola di non chiamarmi più fino a quando non si fosse “schiarita” le idee, chiusi bruscamente la comunicazione.
Ma bleffavo sapendo di bleffare a me stesso, e così continuammo quindi a telefonarci e a messaggiarci:
“Va bene, hai ragione perdona il mio egoismo e la mia incapacità di stare con te… e senza di te… perdonami…vorrei morire piuttosto che farti ancora del male! Hai ragione… devo chiamarti solo se potrò dirti quello che sappiamo, ma sappi che ti penserò ogni giorno della mia stupida e folle vita… buonanotte angelo del Cielo… ti prego perdonami se non riesco più a volare…(suo SMS)
“Non lo so cosa mi sia successo…io non voglio niente per me… anche perché non lo merito… prego solo che tu possa perdonarmi e avere una vita serena… te lo giuro, nessuno mi conoscerà mai e mi amerà mai come hai fatto tu… perdonami amore se non sono riuscita a resistere il tempo necessario …perdonami…”…(suo SMS)
“Angelo mio con te ho trascorso i momenti più belli della mia vita...potrei morire anche adesso e sarei contenta…ora posso tornare nel mio guscio…nella gabbia che mi sono creata...perdonami amore mio…” …(suo SMS)
Continuai, auspicando in un suo ritorno, a scriverle poesie appassionate:
La mia E.state
I miei pensieri vagano, spaziano per la vita
Il mio corpo stanco già di questo Inverno
si è chiuso come una conchiglia.
La mia mente continua nel ricordo dell'Estate, quell’ Estate...
Doveva essere un Estate da sogno..
Calde spiagge, lunghi sapori di sole, boccate di azzurro mare...
Giorni spensierati,
senza problemi, vissuti intensamente con Te.
Giorni pieni di vita.
Mentre ora la realtà è questo grigio inverno
Giorni sempre più bui, sempre più pieni di noia.
Mi trascino...
in questo grigio Inverno
sperando di accorciare questi già brevi giorni..
sognando Te:
la mia dolce E.state.
E lei a rispondermi sempre in maniera dolce e appassionata:
“Amore, ho letto le poesie… io non ho parole, sono struggenti, prego Dio di aiutarmi a non disperdere il nostro Amore, di aiutarmi a capire…prima che sia troppo tardi… e tu sia costretto ad abbandonare la tua strana musa ispiratrice...”
“…ho pianto a dirotto chiusa in bagno…sei l’unico vero Amore che io abbia mai avuto e non avrei mai voluto causarti danno …mai… buonanotte mio cucciolo stupendo…”
Ma passavano i giorni e anche i mesi.
I nostri colloqui si facevano sempre più radi, e così man mano che i giorni passavano io diventavo sempre più fragile, sempre più sensibile ad ogni cambiamento del tono della sua voce, ad ogni suo messaggio diverso.
Una parola in meno o una frase diversa da quella che mi aspettavo/auspicavo, per me costituiva un segno di freddezza, tutto mi faceva soffrire e la sofferenza contribuiva al logorio dei miei nervi.
Ma il mio Amore per Lei era sempre lì, intatto, malgrado cercassi di non darci peso perché nonostante tutto, la vita continuava ma le speranze di un suo “ripensamento” si facevano sempre più flebili.
Il rumore dei miei pensieri cominciò a farsi assordante, mentre mi assalivano quotidianamente dubbi, tormenti, domande.
Cercavo di tenere tutta la rabbia e tutta la mia frustrazione imbrigliate dentro di me pronte ad esplodere da un momento all’altro.
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