lunedì 3 maggio 2010

Un treno diretto a Sud

Un fine settimana, dopo il mio trasferimento a Roma, scesi in Calabria per andarla a trovare. Era piena estate e non ero riuscito a prenotare neanche un posto da seduto sul treno che mi avrebbe portato da lei.
Il vagone era stracolmo di gente, per lo più emigranti che scendevano al sud per passare le vacanze estive nei luoghi natii.
Piuttosto che un treno sembrava una tradotta, riuscii a trovare un posto per caso in uno scompartimento, ma – mi avvertirono gli altri passeggeri – era stato già prenotato e alla stazione di Salerno sarebbe salito il legittimo proprietario.
Gliene parlai per telefono: “probabilmente, da Salerno in giù dovrò farmi il viaggio in piedi, il posto dove son seduto è già stato prenotato e non c’è posto sul treno neanche sul predellino…” le dissi demoralizzato; “ma no, vedrai…abbi fiducia nel Signore, adesso pregherò intensamente per te, qualcosa accadrà, un posto lo troverai….” Mi rispose col suo tono rassicurante.
Ma arrivati alla stazione di Salerno fui costretto a lasciare il posto che avevo occupato.
Erano da poco passate le 4 del mattino, mi “arrangiai” su un seggiolino del corridoio con la testa appoggiata sul finestrino, chiusi gli occhi dicendomi: “la notte prima o poi passerà, tanto domani sono da lei, e con lei accanto la stanchezza neanche l’avvertirò…” quando sentii che qualcuno mi stava scrollando, aprii gli occhi: era un signore anziano che forse spinto da compassione per la mia sistemazione precaria mi chiese, dandomi del “voi” rivolgendosi a me in calabrese “stretto”:” Vuliti ripusari? Vuliti stendiri i jammi? Viniti cu me…”- Volete riposare? Stendere le gambe? Venite con me…”-
Mi indicò con lo sguardo la porta di uno scompartimento, l’aprii ed entrai, nella penombra notai che c’erano già due persone che dormivano una signora e sua figlia, ed un posto “inaspettatamente” libero, forse di qualcuno che era sceso alla fermata precedente; mi accucciai in un angolo cercando di fare meno rumore possibile, riuscii finalmente a stendere le mie gambe ormai doloranti, e chiudendo infine gli occhi ripensai alle parole che Lei mi aveva detto qualche ora prima: - “ stai tranquillo e abbi fiducia nel Signore…”- .
Chissà se era proprio così!
Non rammento più bene, forse abbozzai un sorriso nel dormiveglia ma ricordo che feci un respiro profondo e sfinito per la stanchezza mi addormentai.

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